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Tredici anni di salvataggio ex Ilva e una capacità produttiva al 25%

Tredici anni e oltre 30 miliardi pubblici all'ex Ilva: oggi gli impianti producono 2 milioni di tonnellate su 8 e la cassa integrazione tocca il 44%.

La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro dell'altoforno 1 dell'ex Ilva di Taranto, mantenendo fermo da tredici mesi l'impianto chiave dello stabilimento. Lo stallo si traduce in numeri concreti: due milioni di tonnellate prodotte su una capacità di oltre otto, con il 25% degli impianti effettivamente operativi.

Il sequestro che blocca tre altoforni su quattro

La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi di Acciaierie d'Italia contro i sigilli decisi dalla Procura di Taranto e dal Gip nei primi mesi del 2026. Le motivazioni saranno depositate entro trenta giorni, poi l'azienda valuterà come muoversi. Nel frattempo è stato concesso l'avvio dei lavori di rifacimento dei refrattari dell'altoforno 1, fermo dal maggio 2025 dopo un incendio. Resta in marcia il solo altoforno 2 e il Ministro delle Imprese Adolfo Urso ha quantificato in circa due miliardi di euro la perdita aziendale legata al sequestro probatorio prolungato.

Lo stesso piano industriale del 2014, dodici anni dopo

Il piano di decarbonizzazione formalizzato con l'intesa MIMIT del 12 agosto 2025 sulla piena decarbonizzazione di Taranto prevede entro il 2033 la chiusura progressiva dell'area calda, quattro forni elettrici (tre a Taranto e uno a Genova), quattro impianti DRI a Taranto e un nuovo rigassificatore. È sostanzialmente la stessa proposta industriale messa a punto nel 2014 da Enrico Bondi ed Edo Ronchi dopo il commissariamento dell'acciaieria. Dodici anni nel mezzo, durante i quali si sono susseguiti trenta decreti legge (dodici prodotti dal Governo Meloni) e oltre trenta miliardi di euro di soldi pubblici versati nelle casse dell'azienda tra il 2012 e il 2025. Rapportate ai circa 18.000 addetti complessivi tra diretti e indotto, le risorse pubbliche superano 1,6 milioni di euro per lavoratore senza che il piano industriale sia mai partito. Nello stesso arco temporale i concorrenti europei della siderurgia hanno avviato la propria transizione tecnologica e oggi competono su mercati che Taranto non riesce più a presidiare.

La cassa integrazione tocca il 44% dei dipendenti diretti

Il Ministro del Lavoro Marina Calderone ha confermato la prosecuzione del sostegno tramite ammortizzatori sociali. La cassa integrazione è autorizzata per 4.450 lavoratori dell'ex Ilva fino a febbraio 2027, di cui 3.150 nel solo sito di Taranto, su un organico di poco meno di 10.000 dipendenti diretti e oltre 8.000 nell'indotto. Significa il 44,5% della forza lavoro diretta ferma. Sul fronte finanziario il prestito statale da 349 milioni risulta speso per 250 milioni e il tavolo al MIMIT dei giorni scorsi ha escluso nuove risorse pubbliche. Per i 4.450 dipendenti coperti, l'orizzonte si chiude tra venti mesi e si intreccia con un mercato del lavoro in cui anche la pensione anticipata sotto i 60 anni sta diventando un'ipotesi sempre più rara, riducendo le valvole di uscita tradizionali per gli esuberi industriali.

Il dossier ora dipende da Jindal e Flacks

La trattativa per la cessione del gruppo siderurgico si gioca tra l'indiana Jindal Steel International, che chiede garanzie sull'occupazione di fronte al rischio di migliaia di esuberi, e il fondo statunitense Flacks Group, che lavora con Danieli e Metinvest Adria sulla sostenibilità finanziaria dell'operazione. Il Consiglio d'Europa ha intanto chiesto all'Italia un intervento rapido, dopo le quattro condanne ricevute dalla Corte europea dei diritti dell'uomo tra il 2019 e il 2022 per non aver protetto la popolazione dall'inquinamento. Sullo sfondo, il futuro dell'indotto pugliese passa anche dai percorsi formativi del territorio e dalle iniziative di dialogo tra grandi gruppi e studenti universitari, mentre la riconversione tecnologica degli impianti porta a interrogarsi sull'impatto economico delle nuove tecnologie e dell'intelligenza artificiale lungo tutta la filiera industriale.

Senza un acquirente entro il 2027, gli ammortizzatori sociali esauriranno la copertura sui 4.450 lavoratori già autorizzati e la capacità produttiva resterà al 25%. La scadenza pratica del dossier ex Ilva è dunque a venti mesi da oggi.

Pubblicato il: 22 giugno 2026 alle ore 07:21