Oltre l’occupazione record: il ritorno alla qualità del lavoro in Italia secondo Costituzione e sindacati
Indice dei paragrafi
* Introduzione: crescita occupazionale e nuovo dibattito sulla qualità del lavoro * L’aumento degli occupati nel 2025: uno scenario di ripresa * La qualità del lavoro: un tema tornato al centro * L’articolo 36 della Costituzione: fondamento del diritto alla retribuzione equa * Lavoro e dignità: la prospettiva della CISL * Giovani e lavoro: tra le nuove tendenze e il superamento del posto fisso * La sfida dei sindacati nella tutela della qualità del lavoro * Occupazione e qualità: quali strumenti di valutazione? * Riflessioni sulle politiche attive e sulla formazione * Gli indicatori della qualità del lavoro secondo l’Europa * Conclusioni e prospettive future
Introduzione: crescita occupazionale e nuovo dibattito sulla qualità del lavoro
Negli ultimi anni, l’Italia ha visto un’innegabile crescita dell’occupazione: i dati del 2025 confermano una tendenza positiva, con un numero record di occupati. Tuttavia, proprio mentre il Paese celebra questi risultati, si fa sempre più strada la necessità di riscoprire la qualità del lavoro, sia a livello istituzionale che sociale. Questa tematica, mai così centrale nel dibattito pubblico e sindacale, richiama l’attenzione sulla Costituzione, sugli orientamenti delle parti sociali — come la CISL — e sulle nuove sensibilità delle giovani generazioni.
Non basta infatti misurare il progresso solo attraverso la quantità di occupati: l’analisi del “come” si lavora, della dignità che deriva dal lavoro e delle condizioni garantite ai lavoratori è oggi imprescindibile per uno sviluppo autenticamente sostenibile e socialmente giusto.
L’aumento degli occupati nel 2025: uno scenario di ripresa
I dati ufficiali sull’occupazione in Italia nel 2025 segnano una crescita significativa: secondo recenti rilevazioni, il tasso di occupazione ha toccato livelli mai registrati in precedenza, a fronte di una ripresa economica generalizzata e di nuove politiche di incentivo al lavoro. L’Italia, ancora una volta, si conferma in grado di reagire alle crisi attraverso la resilienza del suo tessuto produttivo e la vitalità di micro e piccole imprese, insieme a grandi realtà industriali.
Tuttavia, l’incremento degli occupati non nasconde alcune criticità:
* Persistono forme di lavoro precario e atipico, * I bassi salari restano un’emergenza, in particolare nelle fasce più giovani, * Il divario di genere e territoriale non è ancora colmato.
Questi fattori impongono una riflessione: se la quantità premia, la sostanza e la qualità delle occupazioni create necessitano di uno sguardo più approfondito, evitando facili trionfalismi.
La qualità del lavoro: un tema tornato al centro
Dal debate sulla qualità del lavoro in Italia emerge una domanda di fondo: cosa si intende davvero per “qualità” del lavoro? Oggi, tale concetto non si limita più alle dimensioni retributive — seppur fondamentali — ma abbraccia altre variabili cruciali, come la stabilità, la possibilità di crescita professionale, il rispetto dei tempi di vita, la tutela della salute, la partecipazione e la valorizzazione dei lavoratori.
Le più recenti ricerche, sia accademiche sia sindacali, evidenziano che solo una porzione minoritaria dei nuovi contratti soddisfa pienamente questi criteri. Prevale ancora una forte discrepanza tra settore pubblico e privato, tra Nord e Sud, tra giovani e adulti. La centralità della qualità del lavoro si riflette soprattutto nell’azione dei sindacati, che stanno progressivamente modificando la tradizionale impostazione centrata su welfare e retribuzione per includere diritti, sicurezza e benessere organizzativo.
L’articolo 36 della Costituzione: fondamento del diritto alla retribuzione equa
Uno degli snodi principali nella discussione sulla qualità del lavoro in Italia resta l’interpretazione dell’art. 36 della Costituzione, secondo cui _“Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”_. L’articolo fissa così un principio insuperabile: non è solo il lavoro in quanto tale a essere tutelato, ma la sua qualità, come condizione per una dignità lavorativa effettiva.
Questa norma, spesso richiamata nelle rivendicazioni sindacali e nei contenziosi, viene oggi riletta alla luce delle nuove sfide poste dal mercato e dalla globalizzazione. La giurisprudenza, anche recente, insiste sul fatto che il rispetto della soglia minima costituzionale rappresenta una garanzia ineludibile: fenomeni salari bassi, sfruttamento, stagionalità eccessiva, contratti intermittenti minano infatti la stabilità sociale ed economica del Paese.
Lavoro e dignità: la prospettiva della CISL
La CISL — storicamente tra i sindacati più attenti al mutamento dei paradigmi sociali — ha posto il tema del “lavoro = dignità” al centro di tutti i suoi ultimi congressi. Secondo la confederazione, il lavoro rappresenta la massima espressione della dignità dell’essere umano: garantire condizioni eque, contratti trasparenti, piani di sviluppo professionale e sicurezza sul luogo di lavoro non è solo una rivendicazione economica, ma un elemento fondante della cittadinanza.
Su questi temi la CISL ha promosso, negli ultimi anni, numerosi percorsi di formazione, iniziative sociali, tavoli con le imprese e proposte legislative. Fra le richieste principali alla politica e ai datori di lavoro troviamo:
* il rafforzamento della contrattazione collettiva nazionale e decentrata, * l’introduzione concreta di indicatori di qualità nei sistemi di valutazione, * maggior coinvolgimento dei lavoratori nelle scelte aziendali, * investimenti strutturali sulla salute e sicurezza.
La visione della CISL si salda con quella delle altre principali sigle, in una prospettiva di riscoperta della centralità del lavoro quale esperienza umana oltre che meramente produttiva.
Giovani e lavoro: tra le nuove tendenze e il superamento del posto fisso
Un mutevole scenario si afferma anche tra le nuove generazioni. Ricerche recenti e indagini sulle tendenze del mercato del lavoro tra i giovani mostrano come il tradizionale “posto fisso” abbia perduto la sua aura di feticcio: i/le giovani italiani/e sono sempre meno affascinati dalla sola stabilità a vita e sempre più orientati alla ricerca di esperienze lavorative di qualità, che possano offrire crescita personale, flessibilità, opportunità di apprendimento continuo.
Naturalmente, questa tendenza va letta insieme ai dati sull’opinione dei giovani lavoro stabile: la flessibilità viene scelta solo se accompagnata da tutele forti, percorsi chiari e possibilità reali di carriera. La generazione attuale non accetta più modelli lavorativi rigidi, ma nemmeno precarietà estreme; ricerca un equilibrio tra garanzie e libertà, tra sicurezza e realizzazione personale.
Questo passaggio culturale costituisce una sfida rilevante per le istituzioni e i sindacati, chiamati a ridisegnare tutele e servizi che rispondano a esigenze diverse, meno prevedibili e più sfaccettate rispetto al passato.
La sfida dei sindacati nella tutela della qualità del lavoro
Ricostruire la centralità della qualità nell’azione sindacale rappresenta uno degli obiettivi più dichiarati negli ultimi anni. Le organizzazioni rappresentative dei lavoratori — dalla CGIL alla CISL, dalla UIL ai sindacati autonomi — hanno progressivamente ampliato i confini delle loro rivendicazioni:
1. Non solo aumenti salariali, ma qualità contrattuale; 2. Contrasto alla precarietà diffusa; 3. Prevenzione dei fenomeni di burnout e stress lavoro-correlato; 4. Promozione della partecipazione dei lavoratori nei processi decisionali.
In quest’ottica, i sindacati e qualità del lavoro si presentano ormai come termini inscindibili: la lotta per la quantità del lavoro si completa, oggi, con la battaglia per il rispetto integrale dei diritti sociali, delle pari opportunità, delle condizioni ambientali e della coerenza tra vita privata e professionale.
Occupazione e qualità: quali strumenti di valutazione?
In Italia manca ancora un sistema integrato e condiviso di indicatori per valutare la qualità dell’occupazione. Tuttavia, alcune buone pratiche — sia istituzionali che sindacali — si stanno affermando:
* Valutazione multidimensionale dei contratti (stabilità, salario, welfare, crescita professionale) * Monitoraggio regionale e settoriale delle condizioni offerte * Spreco di capitale umano: incrocio tra titoli di studio posseduti e mansioni occupate * Analisi delle strategie aziendali per conciliare tempi di lavoro e vita privata
La diffusione di buone pratiche potrà incentivare anche il ruolo del debate qualità lavoro Italia, aiutando politica, parti sociali, aziende e cittadini a confrontarsi su dati oggettivi e su una base più solida.
Riflessioni sulle politiche attive e sulla formazione
L’impegno pubblico nella promozione della qualità del lavoro passa anche attraverso politiche attive del lavoro e investimenti sulla formazione continua. La sfida chiave degli anni a venire sarà sostenere — e non solo accompagnare — l’incontro tra domanda e offerta di occupazione qualificata:
* *Orientamento scolastico e universitario più attento alle reali esigenze del mercato;* * *Formazione specialistica e aggiornamento regolare delle competenze tecnologiche;* * *Sostegno all’imprenditorialità e all’auto-impiego giovanile;* * *Rete di servizi pubblici/private efficiente e capillare.*
Un mondo del lavoro di qualità necessita di investimenti trasversali in competenze, cultura della prevenzione, innovazione organizzativa e valorizzazione dei talenti. Anche qui i sindacati e le imprese dovranno collaborare proattivamente.
Gli indicatori della qualità del lavoro secondo l’Europa
A livello europeo, la qualità del lavoro assume sempre più rilievo nell’elaborazione delle strategie occupazionali post-pandemia. Secondo la Commissione europea e organi come l’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro), gli elementi prioritari comprendono:
* Job security (sicurezza occupazionale) * Condizioni salariali giuste e trasparenti * Accesso alla formazione e crescita professionale * Protezione della salute psicofisica * Equilibrio tra tempi di lavoro e vita privata * Partecipazione e coinvolgimento dei dipendenti
Le best practice raccolte nei Paesi dell’Unione — tra cui Germania, Olanda e Nord Europa — offrono spunti preziosi anche per il nostro dibattito nazionale. La crescita occupazione Italia dovrà ancorarsi sempre più a questi parametri per evitare squilibri e derive regressive.
Conclusioni e prospettive future
La fotografia dell’occupazione in Italia nel 2025 è quella di un Paese in ripresa, dinamico e resiliente di fronte alle crisi. Tuttavia, il vero nodo da sciogliere resta come questa crescita possa tradursi in lavoro di qualità per tutti. Le sfide aperte riguardano:
* La piena attuazione dei principi costituzionali (art. 36) * Il dialogo costante tra istituzioni, sindacati, imprese e nuova cittadinanza (giovani) * L’impegno su politiche di tutela, formazione e promozione attiva della dignità lavorativa
Il successo dell’Italia nei prossimi anni consisterà non solo nel continuare ad aumentare la quantità degli occupati, ma soprattutto nell’offrire opportunità di valore, capaci di rispondere alle esigenze di società mutevoli, a partire dai più giovani. Solo così la qualità del lavoro tornerà a essere il motore autentico del benessere collettivo, suggellando la missione fissata dalla Costituzione e condivisa da tutti gli attori sociali.