{/* Extracted from Header.astro - Use appropriate classes/styles if animations needed */}

Le università italiane con il miglior tasso di occupazione (dati AlmaLaurea 2026)

Il rapporto AlmaLaurea 2026 mostra 10 atenei sopra il 90% di occupati a un anno dalla magistrale. Chi sono e cosa spiega la differenza con la media.

Indice: In breve | Top 10 università per tasso di occupazione a un anno dalla magistrale | I tre fattori che spiegano il divario di dodici punti | Perché il tasso di occupazione non racconta tutto | Errori comuni quando si legge la classifica | Domande frequenti

Se stai valutando dove iscriverti alla laurea magistrale, il Rapporto AlmaLaurea 2026 offre uno degli strumenti più affidabili per confrontare le prospettive occupazionali dei laureati italiani. L'indagine, presentata l'11 giugno all'Università della Basilicata, ha coinvolto quasi 700 mila laureati di 81 atenei e mostra che il tasso medio di occupazione a un anno dalla laurea magistrale biennale è pari all'80,8%. Partendo dai dati ufficiali resi disponibili da AlmaLaurea per i singoli atenei, abbiamo elaborato una classifica delle 10 università con il più alto tasso di occupazione a un anno dal conseguimento del titolo.

In breve

* Politecnico di Torino primo con il 93,0% di occupati a un anno dalla magistrale biennale.

* Media nazionale all'80,8%, in crescita di 2,2 punti rispetto al 2024.

* Stipendio netto medio dei magistrali: 1.495 euro al mese a un anno, 1.903 euro a cinque anni.

* Sette dei dieci atenei della top 10 si trovano tra Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

* L'indagine copre quasi 700 mila laureati di 81 atenei aderenti al Consorzio AlmaLaurea.

Top 10 università per tasso di occupazione a un anno dalla magistrale

La graduatoria è un'elaborazione sui dati AlmaLaurea 2026 relativi al tasso di occupazione ISTAT dei laureati di secondo livello (lauree magistrali biennali) a un anno dal conseguimento del titolo. I valori si riferiscono ai laureati del 2024 intervistati nel 2025.

1. Politecnico di Torino 93,0%. A cinque anni dal titolo il valore sale al 97,1% e la retribuzione netta media raggiunge 2.250 euro mensili, contro i 1.903 euro medi nazionali. 2. Politecnico di Bari 92,9%. A cinque anni gli occupati magistrali arrivano al 98,6%, quasi dodici punti sopra la media dell'86,8% del Mezzogiorno. 3. LIUC Carlo Cattaneo 92,6%. Ateneo privato di Castellanza focalizzato su economia e ingegneria gestionale, ex aequo con Bolzano al terzo posto. 4. Libera Università di Bolzano 92,6%. Multilingue (italiano, tedesco, inglese); a cinque anni tocca il 97,4%, secondo valore più alto della top 10. 5. Humanitas University 91,3%. Unica università a vocazione medica nella top 5, con sede a Pieve Emanuele in provincia di Milano. 6. Università di Verona 90,7%. Ateneo generalista con dieci punti sopra la media nazionale su gruppi disciplinari eterogenei. 7. Università Politecnica delle Marche 90,6%. Sede ad Ancona; a cinque anni il dato sale al 96,9% con soddisfazione degli studenti all'89,6%. 8. Università dell'Insubria 90,5%. Cinque punti sopra la media regionale lombarda (84,9%); a cinque anni raggiunge il 96,3% con retribuzione media oltre i 2.100 euro netti. 9. Università di Brescia 90,3%. A cinque anni la retribuzione media dei magistrali biennali sale a 2.152 euro netti mensili. 10. Università di Modena e Reggio Emilia 89,9%. Prima tra i grandi atenei generalisti (20-40 mila iscritti); i magistrali del 2020 arrivano al 97,0% a cinque anni.

I tre fattori che spiegano il divario di dodici punti

Il primo fattore è il gruppo disciplinare. Ingegneria industriale e dell'informazione, informatica, tecnologie ICT, architettura, ingegneria civile e area medico-sanitaria e farmaceutica hanno probabilità di occupazione significativamente più alte a parità di altre condizioni. Sette atenei su dieci della top 10 sono politecnici, atenei tecnici o hanno forte vocazione STEM. La presenza di Verona, Modena e Reggio Emilia e Bolzano tra i generalisti indica che il vantaggio disciplinare pesa quanto il perimetro geografico.

Il secondo fattore è l'area geografica in cui si studia. I laureati del Nord hanno una probabilità di essere occupati superiore del 55,9% rispetto a quelli del Mezzogiorno, secondo la stessa indagine. Sette dei dieci atenei in classifica si trovano tra Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. L'eccezione meridionale (Politecnico di Bari) e quella centrale (Politecnica delle Marche) appartengono alla categoria degli atenei tecnici: la specializzazione disciplinare compensa la penalizzazione territoriale.

Il terzo fattore riguarda la qualità dell'esperienza formativa e contrattuale. Al Politecnico di Torino il 77,3% dei laureati magistrali occupati ha un contratto a tempo indeterminato, contro il 67,1% della media regionale piemontese. Nella top 10 l'incidenza dei tirocini curriculari e delle esperienze di lavoro durante gli studi supera regolarmente il 60% e le retribuzioni si collocano sopra i 1.495 euro netti mensili medi nazionali.

Perché il tasso di occupazione non racconta tutto

Il tasso di occupazione è un indicatore utile ma non basta da solo a valutare la qualità complessiva di un ateneo. Il dato è fortemente influenzato dalla composizione dei corsi di studio presenti: discipline come ingegneria, informatica, area sanitaria e alcune specializzazioni scientifiche presentano livelli occupazionali più elevati rispetto ad altri settori. Un ateneo con un'ampia offerta STEM ottiene per costruzione risultati medi più alti di un'università generalista, senza che questo implichi una migliore qualità della formazione in ogni ambito.

Errori comuni quando si legge la classifica

Confondere il tasso AlmaLaurea con il tasso ISTAT: le due metriche appaiono nello stesso rapporto ma calcolano popolazioni diverse. La top 10 qui riportata usa il tasso ISTAT (occupati sul totale intervistato), mentre il tasso interno AlmaLaurea esclude chi è in formazione non retribuita e risulta di 3-5 punti più alto. Il Politecnico di Torino, ad esempio, riporta 93,0% ISTAT e 96,1% AlmaLaurea.

Guardare solo il valore a un anno: alcuni atenei mostrano un forte recupero a cinque anni dal titolo. Il Politecnico di Bari passa dal 92,9% al 98,6%, Modena e Reggio Emilia dall'89,9% al 97,0%, la Politecnica delle Marche dal 90,6% al 96,9%. Confrontare entrambi i valori restituisce un quadro più preciso della stabilizzazione lavorativa nel medio periodo.

Non pesare il gruppo disciplinare: il dato di ateneo è la media di tutti i corsi. Un ateneo generalista può avere un valore medio inferiore a un piccolo politecnico, ma la magistrale specifica scelta all'interno del generalista può avere risultati uguali o superiori. Per una decisione di iscrizione il dato del singolo corso è più informativo di quello aggregato di ateneo.

Sottovalutare gli stipendi netti: due lauree con la stessa percentuale di occupati possono portare a retribuzioni molto diverse. La forbice nazionale va dai 1.495 euro netti medi a un anno ai 2.250 euro medi a cinque anni per un magistrale del Politecnico di Torino. Nella scelta dell'ateneo il dato salariale del corso specifico ha lo stesso peso della percentuale di occupati.

Domande frequenti

Come è calcolato il valore usato nella top 10?

Il valore è il tasso ISTAT rilevato da AlmaLaurea: rapporto tra laureati magistrali biennali del 2024 che dichiarano di lavorare a un anno dal titolo e totale degli intervistati. La rilevazione avviene tramite questionario online (CAWI) e telefonico (CATI), con un tasso di risposta complessivo del 64,7% per i magistrali a un anno.

Perché tra i primi cinque compaiono atenei piccoli come LIUC e Bolzano?

Gli atenei di dimensioni contenute e con offerta specialistica tendono ad avere risultati occupazionali più alti per due motivi: una selezione all'ingresso più stretta e una forte concentrazione disciplinare. LIUC lavora su economia e ingegneria gestionale, Bolzano ha un profilo bilingue e internazionale: entrambi corrispondono a domande di mercato ampie e definite.

Il dato include chi lavorava già durante gli studi?

Sì. Il tasso di occupazione a un anno considera sia chi ha trovato lavoro dopo la laurea sia chi lavorava già al momento del titolo. Nel rapporto AlmaLaurea 2026 il valore è pari al 76% tra chi non lavorava e all'88% tra chi era già occupato al momento della magistrale.

Il rapporto include tutte le università italiane?

No. La rilevazione 2026 copre gli 81 atenei aderenti al Consorzio AlmaLaurea al momento dell'indagine (84 a giugno 2026). Sono compresi tutti i grandi atenei pubblici e diverse università private; restano fuori alcune telematiche e atenei con adesione più recente, i cui dati potrebbero comparire nelle prossime edizioni.

Dieci punti sopra la media nazionale corrispondono, statisticamente, a un laureato su dieci occupato in più a un anno dal titolo. Il dato di ateneo è un indicatore utile per orientarsi ma non sostituisce quello del singolo corso di studi, che nella decisione di iscrizione pesa di più. Incrociare classifica, gruppo disciplinare e stipendio medio del corso resta il modo più solido per leggere questi numeri come strumento di scelta.

Pubblicato il: 31 luglio 2026 alle ore 09:54