Nel primo trimestre del 2026 i dati sulla sicurezza sul lavoro in Italia mostrano 123.203 infortuni denunciati, +4,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il Lazio segna +22% rispetto ai dodici mesi precedenti, il Centro Italia +6,4%, il Nord-Est -1%. Lo stesso dato nazionale, tre traiettorie opposte.
I dati INAIL 2025: 597.710 infortuni, 1.093 casi mortali
Nel 2025 sono state denunciate all'INAIL 597.710 infortuni sul lavoro, in aumento dell'1,4% rispetto al 2024. I casi mortali sono stati 1.093: 792 in occasione di lavoro, 293 sul tragitto casa-lavoro. Il 19,3% degli infortuni totali e' avvenuto in itinere, con 99.939 denunce, +3,2% rispetto all'anno precedente. I dati completi sono nel bollettino provvisorio 2025 dell'INAIL.
Le malattie professionali segnano la crescita piu' intensa: 98.463 denunce, +11,3% in un anno. Il 75,4% riguarda l'apparato osteomuscolare, segnale di un lavoro fisicamente usurante che consuma i corpi prima che l'infortunio accada. I lavoratori stranieri rappresentano il 24,3% delle denunce totali (+3,7%); le loro malattie professionali crescono del 18,6%, quasi il doppio rispetto al +10,6% degli italiani.
La Giornata mondiale della salute e sicurezza sul lavoro del 28 aprile 2026, promossa dall'Organizzazione internazionale del lavoro, ha messo al centro i rischi psicosociali: carico di lavoro eccessivo, stress, burnout, precarietà occupazionale. Fattori che non compaiono nelle statistiche degli infortuni fisici ma che l'INAIL stesso riconosce come rischi reali per la salute, al pari di quelli chimici o fisici.
Il divario territoriale: Lazio a +22%, Bolzano a -7,4%
Dietro il +4,4% del primo trimestre 2026 si articola una polarizzazione geografica netta. Nella macroarea Centro gli infortuni crescono del 6,4%, con il Lazio che registra un incremento del 22% rispetto al periodo comparabile del 2025. Valle d'Aosta (+9,3%), Sicilia (+9,7%) e Campania (+7,1%) si collocano ampiamente sopra la media nazionale.
La traiettoria opposta emerge nel Nord-Est: -1,0% complessivo. La Provincia Autonoma di Bolzano segna -7,4%, il Friuli-Venezia Giulia -3,8%, la Sardegna -4,4%, il Molise -6,9%. Il gradiente riflette differenze strutturali: composizione del tessuto produttivo, sistemi di gestione della sicurezza adottati e cultura preventiva radicata a livello aziendale.
Le malattie professionali amplificano il divario: al Sud crescono del 21,1%, il valore piu' elevato tra le macroaree. Al Nord-Ovest +14,3%, al Centro +8,9%. I risultati del Nord-Est mostrano che con investimenti sistematici il rischio si abbassa in modo misurabile. Amazon aumenta gli investimenti per la sicurezza sul lavoro in Italia ha destinato oltre 15 milioni di euro nel 2024 alla prevenzione in Italia, con effetti concreti sui propri indicatori di incidentalita'.
Piu' del doppio della Germania: l'Italia nel confronto europeo
I dati Eurostat sugli infortuni mortali sul lavoro in Europa (ESAW 2023) collocano l'Italia a 1,20 infortuni mortali per 100.000 occupati, sotto la media UE-27 di 1,23. La Germania si ferma a 0,53: piu' del doppio del valore italiano. La Francia registra 3,50, ampiamente sopra la media europea.
Il divario con la Germania non si spiega con differenze settoriali. Riflette decenni di investimento in formazione continua obbligatoria, sistemi di gestione certificati (ISO 45001) e meccanismi assicurativi che riducono i premi alle imprese con meno incidenti. Le aziende piu' digitalizzate stanno adottando sistemi di monitoraggio automatico dei rischi: le competenze digitali ridefiniscono il mercato del lavoro e chi investe in tecnologie di sicurezza registra gia' risultati visibili nelle statistiche settoriali.
L'Italia ha ridotto l'incidenza degli infortuni del 13,9% rispetto al 2019. Il +4,4% del primo trimestre 2026 interrompe pero' un trend positivo che durava da anni. Il confronto con la Germania resta il riferimento piu' utile: non perche' sia irraggiungibile, ma perche' mostra che il percorso esiste e porta risultati.
Lavoratori stranieri, donne, giovani in alternanza scuola-lavoro, addetti nel Centro-Sud: le categorie con gli aumenti piu' marcati sono anche quelle storicamente piu' esposte alla precarietà contrattuale. Il legame tra disparità retributiva e tutela dei lavoratori e' statisticamente chiaro: dove la retribuzione e' bassa e il contratto e' precario, gli infortuni sono strutturalmente piu' alti. Il +4,4% del 2026 e' il prezzo di una prevenzione ancora insufficiente.