Gli occupati superano i 24,2 milioni e il tasso di disoccupazione scende al 5,4%: numeri che il bollettino CNEL n. 1/2026 racconta come il record di un mercato del lavoro stabilizzato. Sotto la superficie però il dato che pesa è un altro, 12,5 milioni di persone fuori dalla forza lavoro, 7,8 milioni delle quali sono donne.
I numeri del bollettino: tasso di inattività al 33,8%
Il rapporto pubblicato da CNEL e ISTAT fotografa un primo trimestre 2026 in cui gli occupati raggiungono 24.207.000 unità, in crescita di 67mila rispetto al trimestre precedente. Il Comunicato ISTAT sul mercato del lavoro nel I trimestre 2026 segnala che il tasso di disoccupazione cala al 5,3% (5,4% su base annua) e che la quasi totalità di chi era occupato un anno prima lo è ancora oggi.
Nello stesso periodo il tasso di inattività sale al 33,8%, un punto percentuale in più rispetto a dodici mesi prima. Sono 12,5 milioni le persone fra 15 e 64 anni che non lavorano e nemmeno cercano un'occupazione. Il record di occupati non è un dato sbagliato, ma raccontato da solo nasconde un buco di partecipazione che, secondo i conti del CNEL, vale circa 3 milioni di lavoratori in meno rispetto ai paesi del nord Europa.
7,8 milioni di donne fuori dal mercato
Il dato che spiega davvero il gap italiano è di genere. Delle 12,5 milioni di persone inattive, 7,8 milioni sono donne: il 62% del totale. L'Italia si colloca nel gruppo di Paesi UE, insieme a Romania e Grecia, dove oltre il 40% delle donne in età lavorativa resta fuori dal mercato del lavoro. È una composizione anomala rispetto a Germania, Francia o paesi scandinavi, dove la quota di inattive si ferma fra il 22% e il 30%.
Il differenziale non è economico in senso stretto, è soprattutto strutturale: carico di cura non condiviso, mancanza di servizi per l'infanzia adeguati nel Mezzogiorno, contratti che non reggono il rientro dopo la maternità. Quando il dibattito richiama il rischio che l'intelligenza artificiale espelli dal mercato chi è meno competente, la fotografia di partenza è già sbilanciata: una parte significativa di quei meno strutturati è composta da donne che non sono mai entrate.
Il bollettino segnala anche un secondo elemento, la crescita dei lavoratori autonomi (+72mila nel trimestre, +1,4%) che supera quella dei dipendenti a tempo indeterminato (-13mila). Una parte di questa dinamica copre forme di lavoro non sempre genuine, come partite IVA mascherate o false collaborazioni, che pesano in modo diverso sul reddito femminile e su quello dei più giovani.
Mezzogiorno: 43,9% di inattività e disoccupazione all'11,9%
La seconda crepa che il record copre è territoriale. Nel Bollettino CNEL sul mercato del lavoro n. 1/2026 il tasso di inattività del Mezzogiorno tocca il 43,9%, sedici punti sopra il Nord-Est, e la disoccupazione resta all'11,9%, più del doppio della media nazionale. Il tasso di occupazione del Sud è inferiore di quasi 13 punti percentuali a quello nazionale.
Tradotto in persone, il deficit di occupazione femminile italiana si addensa quasi tutto fra Campania, Sicilia, Calabria e Puglia. Se al Sud la partecipazione femminile fosse pari alla media UE, il dato nazionale di inattività scenderebbe sotto la soglia europea. È qui che la politica del lavoro deve trovare margini, non sulle aree dove la disoccupazione è già sotto il 4%.
Cosa serve oltre il record
Il CNEL invita a politiche personalizzate sui target group più deboli e a riflettere sui risultati del programma GOL del PNRR. Le strategie per aumentare l'occupazione suggerite dai consulenti del lavoro convergono su servizi mirati, formazione individuale e accompagnamento attivo per chi non cerca neppure più un impiego, perché senza interventi su misura il saldo di partecipazione resta fermo.
Il secondo nodo è quello delle competenze. Le competenze digitali che oggi valgono più della laurea pesano più di un titolo formale e questa transizione tocca proprio le categorie più esposte: donne adulte fuori dal mercato da anni, giovani del Sud, autonomi a basso reddito. Senza una formazione che non sia generica il rischio è che l'AI accentui, come avverte lo stesso CNEL, l'esclusione di chi parte indietro. Lo stesso vale per i profili intermedi in crescita, dagli assistenti di direzione del lavoro moderno alle figure ibride fra amministrazione e digitale.
Il bollettino è chiaro: senza recuperare almeno una parte di quei 7,8 milioni di donne e di chi vive nel Mezzogiorno, il record di occupazione resta un dato che non si trasforma in crescita.