Giovani e Terzo Settore: sfide e opportunità nel lavoro non profit in Italia
Indice
* Introduzione: NGO World Day e lo scenario del Terzo Settore in Italia * Il fascino del non profit tra i giovani: numeri e motivazioni * Generazione Z e Terzo Settore: una relazione complessa * Lato oscuro: precarietà lavorativa e difficoltà di retention * Startup e innovazione sociale: i giovani cambiano il volto del Terzo Settore * Contratti under 30: quali garanzie nel non profit? * Il Terzo Settore tra diritti umani, inclusione e sostenibilità * Sfide aperte e raccomandazioni politiche per una reale inclusione giovanile * Sintesi finale: conclusioni e prospettive future
Introduzione: NGO World Day e lo scenario del Terzo Settore in Italia
Il 27 febbraio 2026 si celebra il "NGO World Day", giornata internazionale rivolta alle organizzazioni non governative impegnate nella sfera sociale, della cooperazione internazionale, dei diritti umani e della sostenibilità. Un’occasione di riflessione sul ruolo cruciale delle ONG e, soprattutto, sulle nuove generazioni pronte ad impegnarsi nel Terzo Settore.
Gli ultimi dati fotografano un settore vibrante, dove il coinvolgimento giovanile rappresenta un potenziale motore di rinnovamento. Eppure, tra entusiasmo e desiderio di impatto sociale, persistono nodi strutturali, come la difficoltà di assumere e fidelizzare i giovani talenti. Il binomio "giovani e non profit" si rivela tanto promettente quanto problematico.
Il fascino del non profit tra i giovani: numeri e motivazioni
I numeri parlano chiaro: l’85% dei giovani in Italia dichiarerebbe di voler lavorare in un'organizzazione senza scopo di lucro. Questo dato conferma la crescente sensibilità delle nuove generazioni verso i temi della sostenibilità sociale, della giustizia globale e dei diritti umani.
Di questi, quasi la metà (circa il 45%) si dice persino pronta a scommettere su una esperienza imprenditoriale, avviando una propria startup nel Terzo Settore. Un aspetto di grande innovazione che demistifica l’immagine del non profit come settore statico, relegato solo al volontariato o a lavori scarsamente retribuiti.
Questo slancio è motivato sia dal desiderio di contribuire attivamente al cambiamento sociale, sia dalla volontà di acquisire competenze trasversali, ampliare il proprio network e sentirsi parte di una comunità internazionale.
L’impegno associativo come palestra di cittadinanza
Un altro dato significativo: sei giovani su dieci fanno già parte di un’associazione. Che si tratti di volontariato, circoli culturali o ONG strutturate, l’esperienza associativa rappresenta una vera "palestra civica" capace di sviluppare soft skill, senso di responsabilità e attitudine al lavoro di gruppo.
Le ragioni principali che spingono i giovani a scegliere il non profit possono essere riassunte in:
* Desiderio di avere un impatto visibile sulla realtà sociale. * Valorizzazione delle proprie competenze in un contesto etico e inclusivo. * Attrazione verso progetti internazionali e multiculturalità. * Opportunità di fare rete e crescere professionalmente in modo orizzontale.
Generazione Z e Terzo Settore: una relazione complessa
Mai come oggi la Generazione Z (i nati tra il 1996 e il 2012) si riconosce nei valori promossi dal mondo non profit: dall’inclusione sociale, alla giustizia ambientale fino alla difesa dei diritti umani. Tuttavia, la strada verso una piena occupazione giovanile in questo ambito è ancora costellata di ostacoli.
Gli under 30 rappresentano ad oggi solo il 12,8% dei dipendenti del Terzo Settore. Un dato in forte contrasto con la partecipazione volontaria e con la dichiarata passione dei giovani per queste tematiche.
Questo gap tra aspirazioni e realtà lavorativa nasce dalla difficoltà delle ONG e delle organizzazioni non profit a garantire stabilità contrattuale, crescita professionale e riconoscimento economico adeguato.
Lato oscuro: precarietà lavorativa e difficoltà di retention
Nonostante l’alto grado di motivazione, il settore fatica a trattenere i giovani. Solo il 56% dei contratti destinati agli under 30 nel Terzo Settore è a tempo indeterminato: ciò significa che quasi la metà dei giovani impegnati in questo campo vive condizioni lavorative precarie.
Questa precarietà si traduce spesso in:
* Turnover elevato e fuga di talenti verso il profit * Scarsa continuità progettuale * Sentimento di insicurezza che incide sul benessere lavorativo e sulla qualità della vita * Difficoltà a programmare il futuro personale e professionale
Cause della precarietà nel non profit
La principale causa di questa difficoltà si lega a fattori sistemici e strutturali:
1. Dipendenza dai finanziamenti pubblici e privati incerti o alternanti 2. Assenza di strumenti di Human Resources avanzati rispetto al settore privato 3. Carenza di fondi strutturali per investimenti di lungo periodo su risorse umane 4. Scarsa cultura della valorizzazione dei giovani come risorsa strategica
Le condizioni lavorative instabili, unite alla pressione emotiva e ai carichi di responsabilità elevati, portano molti giovani ad abbandonare anche progetti per cui erano fortemente motivati.
Startup e innovazione sociale: i giovani cambiano il volto del Terzo Settore
Nonostante le difficoltà, una parte crescente di giovani non si limita a cercare lavoro nelle ONG tradizionali, ma tenta la strada dell’imprenditoria sociale. Infatti, quasi la metà (circa il 45%) sarebbe pronta a fondare una startup nel Terzo Settore.
Queste startup portano alcune caratteristiche innovative:
* Modelli organizzativi orizzontali e agili * Forte propensione alla sperimentazione digitale e tecnologica * Progetti con impatto misurabile su comunità e ambiente
Questi giovani imprenditori rappresentano il volto nuovo del non profit italiano, che si affianca e spesso contamina positivamente le realtà più tradizionali.
L’impegno in progetti di sostenibilità sociale delle ONG italiane nasce proprio dalla volontà di trovare nuove soluzioni a problemi sociali complessi, con approcci più performanti e collaborazioni estese anche al mondo profit (modelli ibridi, imprese sociali, B-Corp).
Contratti under 30: quali garanzie nel non profit?
Lo studio dei contratti under 30 nel non profit rivela criticità ormai strutturali. Solo il 56% dei giovani con meno di 30 anni assunti nel Terzo Settore ha un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Il resto si giostra tra
* Contratti a termine * Collaborazioni occasionali * Stage rinnovabili, spesso poco o mal retribuiti
Questa insicurezza penalizza il settore sia in termini di attrattività per nuovi laureati, sia nel trattenere i talents già formati. Le conseguenze si estendono anche all’efficacia dei progetti e alla reputazione generale delle ONG come datori di lavoro.
Per favorire un salto di qualità, sarebbe necessario:
1. Riformare i meccanismi di finanziamento pubblico, garantendo continuità pluriennale 2. Introdurre formule contrattuali innovative e maggiore trasparenza sugli avanzamenti di carriera 3. Favorire l’integrazione tra esperienze di volontariato e percorsi lavorativi strutturati
Il Terzo Settore tra diritti umani, inclusione e sostenibilità
Le ONG rappresentano dei veri laboratori di inclusione sociale e promozione dei diritti umani, ambiti particolarmente sentiti dalle giovani generazioni. La capacità di lavorare su:
* Parità di genere * Accesso all’educazione * Sostenibilità ambientale * Partecipazione attiva nella vita democratica
è percepita come un valore aggiunto rispetto a molti lavori del settore privato.
Inoltre, il non profit è spesso uno spazio dove i giovani:
* Possono sperimentare ruoli di leadership * Accrescere la propria autonomia * Incidere realmente sul cambiamento sociale
Anche se la remunerazione diretta può essere inferiore rispetto al mercato, i giovani riconoscono l’altissimo valore di questa esperienza in termini di crescita personale e professionale.
Sfide aperte e raccomandazioni politiche per una reale inclusione giovanile
Affinché il settore possa trattenere i giovani e non perdere questo enorme capitale umano e ideale, occorrono alcune azioni strategiche:
1. Politiche di incentivo all’assunzione giovanile
Prevedere sgravi o bonus fiscali per ONG e imprese sociali che assumano under 30 con contratti stabili.
2. Rafforzamento della collaborazione scuola-università-Terzo Settore
Promuovere stage, tirocini e alternanza scuola-lavoro realmente formativi nei contesti non profit.
3. Trasparenza e meritocrazia
Introdurre pratiche di selezione e carriera chiare e basate su meriti, anche disciplinando i percorsi di crescita professionale.
4. Fondi strutturali e bandi annuali pluriennali
Passare da logiche di finanziamento «a progetto» a strumenti di sostegno continuativo e strategico per le carriere.
5. Valorizzazione delle competenze trasversali
Riconoscere e certificare le competenze acquisite "sul campo" per renderle più spendibili anche in altri settori.
Sintesi finale: conclusioni e prospettive future
L’entusiasmo dei giovani per il lavoro nel Terzo Settore è un motore fondamentale per il rinnovamento sociale e culturale dell’Italia. Tuttavia, per liberare davvero il potenziale dei giovani, occorre superare le barriere della precarietà e progettare un settore più inclusivo, meritocratico e sostenibile.
La sfida passa dalla capacità delle ONG di diventare non solo laboratori etici, ma anche luoghi di lavoro attrattivi, capaci di trattenere e valorizzare i nuovi talenti. In occasione del NGO World Day, la riflessione su queste sfide non è solo simbolica ma strategica per il futuro dell’intero Paese.
Solo investendo veramente nei giovani, con strumenti contrattuali e politici adeguati, il non profit potrà garantire un impatto sociale duraturo e sostenibile, diventando un’opportunità concreta per tutti.