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Deliveroo sotto accusa: salari troppo bassi e sfruttamento dei rider. Le indagini svelano un contesto di emergenza e strategie d'influenza sul referendum

Milano, la Procura indaga su caporalato e remunerazioni da fame. Gli algoritmi e il futuro incerto del lavoro dei rider: analisi approfondita del caso Deliveroo e implicazioni sociali

Deliveroo sotto accusa: salari troppo bassi e sfruttamento dei rider. Le indagini svelano un contesto di emergenza e strategie d'influenza sul referendum

Indice dei paragrafi

1. Introduzione: il caso Deliveroo a Milano 2. L’indagine della Procura: amministrazione giudiziale e caporalato 3. I compensi dei rider Deliveroo: salari sempre più bassi e polemiche 4. Algoritmo e sfruttamento: come la tecnologia alimenta la crisi lavorativa 5. Il futuro dei rider: dalla precarietà all’estinzione professionale? 6. Emergenza economica: il lavoro dei rider come cartina tornasole 7. Strategia aziendale e ombre sul referendum: retroscena politici 8. Pareri e testimonianze: voci dei rider e degli esperti 9. Conseguenze sociali e prospettive politiche 10. Conclusioni: quale futuro per il lavoro digitale?

1. Introduzione: il caso Deliveroo a Milano

Negli ultimi anni, la crescita esponenziale delle piattaforme di food delivery ha rivoluzionato il settore della logistica urbana. Tra queste, Deliveroo è stata una delle protagoniste assolute, imponendosi sul mercato italiano come leader incontrastata nella consegna a domicilio. Tuttavia, dietro l’apparenza di efficienza e innovazione, emergono problematiche sempre più pressanti legate alle condizioni lavorative dei suoi rider.

Il 26 febbraio 2026 è una data destinata a segnare uno spartiacque: la Procura della Repubblica di Milano ha disposto l’amministrazione giudiziale di Deliveroo per ipotesi di caporalato, con un’indagine ampia che coinvolge la struttura dei compensi, le modalità di attribuzione delle consegne e le logiche algoritmiche che governano il servizio.

2. L’indagine della Procura: amministrazione giudiziale e caporalato

La decisione di sottoporre Deliveroo ad amministrazione giudiziale prende le mosse da numerose denunce e segnalazioni che gettano una luce inquietante sul modello di business adottato dall’azienda. Secondo le prime ricostruzioni, sarebbe emerso un sistema che, attraverso l’uso intensivo di algoritmi, porterebbe a una gestione del lavoro assimilabile a forme di caporalato digitale.

La Procura di Milano, nota per la sua attenzione ai temi della legalità nel mondo del lavoro, ha ritenuto necessario intervenire sulla base degli elementi raccolti, ipotizzando reati legati allo sfruttamento e al mancato rispetto delle condizioni minime di dignità per i lavoratori.

3. I compensi dei rider Deliveroo: salari sempre più bassi e polemiche

Uno dei nodi più critici dell’intera vicenda riguarda senza dubbio i compensi rider Deliveroo. Da tempo, numerosi lavoratori e sindacati denunciano come i pagamenti per singola consegna siano progressivamente diminuiti, fino a livelli definiti da molti come «da fame». In alcune aree metropolitane, come Milano, la retribuzione media netta oraria dei rider si aggira ben al di sotto della soglia di povertà definita dalle associazioni di categoria.

Il problema dei rider Deliveroo salari bassi non è solo una questione salariale, ma riguarda anche la qualità della vita delle migliaia di giovani – spesso studenti o migranti – che si affidano a questo lavoro per sostenersi. Più volte, le associazioni dei consumatori hanno chiesto una revisione dei criteri di pagamento e un adeguamento delle tariffe minime, senza però ricevere risposte soddisfacenti dalla società.

Alcuni esempi di criticità riscontrate:

* Calcolo delle consegne su base algoritmica, con penalizzazioni economiche per chi rifiuta una corsa o rallenta. * Nessuna copertura assicurativa per malattia o infortunio. * Assenza quasi totale di tutele previdenziali, ferie e maternità.

Questi elementi, oltre a evocare forme di demansionamento rider Deliveroo, costituiscono una delle principali basi dell’azione giudiziaria della Procura di Milano.

4. Algoritmo e sfruttamento: come la tecnologia alimenta la crisi lavorativa

Il cuore della strategia aziendale di Deliveroo (e di molte piattaforme simili) risiede nell’uso massiccio di algoritmi per la distribuzione del lavoro e la valutazione delle prestazioni. Il cosiddetto algoritmo Deliveroo sfruttamento è accusato da molti di tradursi in una forma sofisticata di controllo e di compressione dei compensi, sotto l’apparato della neutralità tecnologica.

Le principali critiche mosse riguardano:

* Assegnazione delle corse in modo sempre più imprevedibile e penalizzante per chi non rispetta logiche di “fedeltà aziendale”. * Sistematico abbassamento dei compensi a seguito di modifiche algoritmiche non trasparenti. * Impossibilità per il lavoratore di contrattare in modo reale le condizioni o di organizzare il proprio tempo.

Numerosi studi universitari, tra cui alcune ricerche condotte dal Dipartimento di Economia del Lavoro presso l’Università degli Studi di Milano, hanno documentato come tali sistemi algoritmici favoriscano situazioni di asymmetric power tra piattaforma e lavoratori, con risultati spesso devastanti in termini di equità.

5. Il futuro dei rider: dalla precarietà all’estinzione professionale?

Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la stessa prospettiva di lungo termine del lavoro rider. Nel corso degli ultimi mesi, diversi analisti hanno sottolineato come il mestiere dei rider – nato da una promessa di autonomia e flessibilità – sia ormai destinato all’estinzione sotto la pressione delle nuove tecnologie.

Tra i motivi principali:

* Sviluppo di sistemi automatizzati per la consegna, dai veicoli a guida autonoma ai droni. * Crescente pressione sociale e normativa per il superamento del “lavoro povero”. * Progressiva demonetizzazione delle consegne nelle strategie delle piattaforme, che puntano su servizi sempre più integrati e meno legati a forza lavoro umana.

La questione del futuro lavoro rider si intreccia così a quella più ampia della transizione digitale e dell’evoluzione del mondo del lavoro. Si assiste a un potenziale «superamento» della figura del rider umano, rimpiazzato da soluzioni automatizzate o dal ritorno a forme più strutturate di occupazione.

6. Emergenza economica: il lavoro dei rider come cartina tornasole

Il caso Deliveroo va analizzato anche alla luce del quadro generale dell’emergenza economica che attraversa l’Italia e, in particolare, i grandi centri urbani come Milano. Il lavoro rider emergenza economica rappresenta una cartina tornasole delle difficoltà occupazionali che colpiscono soprattutto i giovani, i migranti e le fasce sociali più deboli.

Le crisi globali degli ultimi anni – dalla pandemia alle turbolenze geopolitiche – hanno ulteriormente acuito il problema, spingendo un numero crescente di persone ad accettare condizioni precarie pur di ottenere un reddito minimo. Secondo dati ISTAT, il settore del food delivery muove oggi circa 60 mila lavoratori in Italia, ma solo una minima parte gode di tutele contrattuali adeguate.

Gli stessi rider, intervistati nei presidi di protesta organizzati a Milano, denunciano una situazione «di vera e propria emergenza» e chiedono un intervento pubblico per fermare quello che definiscono uno sfruttamento di massa.

7. Strategia aziendale e ombre sul referendum: retroscena politici

Accanto alla questione strettamente lavorativa, il file Deliveroo si arricchisce di un nuovo capitolo: le presunte interferenze sulle campagne referendarie in programma nei prossimi mesi. Diverse fonti sindacali e politiche ipotizzano che alcune strategie di compressione dei salari possano essere funzionali a orientare il clima sociale in vista del referendum lavoro Deliveroo previsto a livello nazionale.

Queste dinamiche si incrociano con la crescente politicizzazione del settore gig economy, dove aziende e istituzioni si confrontano sulle regole per tutelare i lavoratori o, al contrario, favorire la flessibilità. Non sono mancati sospetti su un tentativo da parte di Deliveroo di «spingere» il malcontento verso posizioni utili a influenzare l’esito referendario, anche attraverso la leva della rabbia sui compensi e sulle condizioni sociali.

In questo scenario, la Procura di Milano – attenta a ogni possibile intreccio tra indagine giudiziaria e dinamiche politiche – intende fare luce anche su eventuali iniziative dirette a orientare l’opinione pubblica.

8. Pareri e testimonianze: voci dei rider e degli esperti

Molte sono le testimonianze raccolte in questi mesi da giornalisti, sindacalisti ed esperti del settore.

Gli esperti di diritto del lavoro sottolineano come il caso Deliveroo si inserisca in una dinamica europea più ampia, con la necessità urgente di aggiornare i quadri normativi. Secondo la professoressa Claudia Marchesi, l’Italia appare oggi in ritardo sulla regolamentazione della gig economy rispetto ad altri Paesi UE.

Le istanze dei rider sono inoltre sostenute da numerose associazioni di consumatori, che invitano a boicottare il servizio fino a chiarimento delle condizioni contrattuali. Tuttavia, molti lavoratori si dicono legati a Deliveroo dalla necessità, non dalla scelta, rendendo il boicottaggio un’arma a doppio taglio.

9. Conseguenze sociali e prospettive politiche

Il caso Deliveroo – e in generale la parabola del food delivery italiano – rappresenta un banco di prova importante per il futuro delle relazioni industriali nel nostro Paese. Le polemiche sui compensi rider Deliveroo e sulle condizioni di lavoro hanno alimentato un dibattito acceso che coinvolge non solo gli addetti ai lavori ma tutti i cittadini.

Le principali richieste avanzate riguardano:

* Introduzione di un salario minimo garantito per tutti i rider. * Parificazione dei diritti con altri lavoratori dipendenti, in termini di malattia, maternità e ferie. * Più trasparenza sui sistemi algoritmici e sulle logiche di attribuzione delle corse. * Contrattazione collettiva e rappresentanza sindacale nei confronti delle piattaforme.

Queste istanze stanno trovando spazio nel dibattito politico, con alcune forze parlamentari che chiedono la regolamentazione stringente delle piattaforme digitali e la fine del cosiddetto “caporalato 2.0”.

10. Conclusioni: quale futuro per il lavoro digitale?

In conclusione, il caso Deliveroo indagine Milano apre una finestra su sfide decisive per il futuro del lavoro digitale. L’attività della Procura, la pressione dell’opinione pubblica e il fermento politico-culturale che caratterizza la gig economy chiamano a raccolta tutti gli attori sociali per una risposta concreta e tempestiva.

Non basta, infatti, interrogarsi solo sul presente. Occorre ripensare radicalmente le regole del gioco, investendo in formazione, tutele e innovazione responsabile. Il rischio, altrimenti, è quello di assistere passivamente alla scomparsa di intere comunità lavorative e alla crisi irreversibile del lavoro povero nelle città italiane.

Solo passando da una logica di sfruttamento a una di co-progettazione sociale sarà possibile garantire dignità, equità e un vero futuro a tutte le persone che, ogni giorno, pedalano per consegnare ben oltre il cibo: sprazzi di speranza e diritti da riconquistare.

Pubblicato il: 26 febbraio 2026 alle ore 10:50