CBAM e il rischio rincari: l’allarme di Assopannelli per l’industria del legno-arredo europea
INDICE DEI CONTENUTI
* Introduzione al CBAM e contesto normativo europeo * L’allarme di Assopannelli ed Epf: quali rischi per il settore? * Il ruolo dell’urea nella produzione di pannelli in legno * L’aumento stimato dei costi di produzione: analisi e stime * CBAM normativa europea: finalità e obiettivi dichiarati * Gli effetti sull’intera filiera del mobile e sull’industria europea * La posizione delle imprese * Strategie di mitigazione e possibili soluzioni * Conclusioni e riflessioni sul futuro del settore
Introduzione al CBAM e contesto normativo europeo
L’introduzione della CBAM normativa europea (Carbon Border Adjustment Mechanism) rappresenta uno dei cambiamenti più rilevanti nell’ambito delle politiche ambientali e industriali dell’Unione Europea degli ultimi anni. Pensata come misura strategica per ridurre le emissioni di carbonio da importazioni e tutelare la competitività dei produttori europei rispetto ai concorrenti extra-UE, la normativa entrerà in vigore dal 1° gennaio 2026 e avrà impatti trasversali su molteplici settori, inclusa la produzione di pannelli in legno e mobili.
Il CBAM impone un costo aggiuntivo per le emissioni di carbonio relative a una serie di merci importate, creando una barriera commerciale che mira a disincentivare la delocalizzazione dei processi produttivi in paesi con normative ambientali meno stringenti. Tuttavia, come sottolineato dall’allarme Assopannelli allarme CBAM, la misura rischia di avere effetti collaterali tutt’altro che trascurabili, soprattutto per le imprese europee.
L’allarme di Assopannelli ed Epf: quali rischi per il settore?
L’associazione Assopannelli, insieme a European Panel Federation (Epf), ha recentemente lanciato un messaggio chiaro: l’adozione del CBAM potrebbe rappresentare un serio rischio per la competitività del settore della produzione di pannelli di legno, con un potenziale aumento costi pannelli legno fino al 10-12% nell’arco di quattro anni.
Le preoccupazioni di Assopannelli partono dall’osservazione che il mercato europeo dei pannelli di legno è fortemente interconnesso a monte con la produzione di sostanze chimiche, prime fra tutte l’urea, componente fondamentale per la produzione dei pannelli stessi. La filiera mobile europea rischia dunque di essere penalizzata da un rincaro delle materie prime che si tradurrebbe in un inevitabile costo produzione mobili maggiore su tutta la catena del valore.
L’allarme è stato rafforzato dalla presa di posizione di esperti e rappresentanti del settore, i quali temono che simili aumenti dei costi possano determinare effetti nefasti sull’industria europea, già provata da altre recenti crisi economiche e di approvvigionamento.
Il ruolo dell’urea nella produzione di pannelli in legno
Uno degli aspetti centrali dell’impatto della CBAM normativa europea riguarda l’urea, sostanza chimica utilizzata in modo massiccio per la produzione di pannelli truciolari e MDF (Medium Density Fibreboard), fondamentali per l’industria del mobile. L’urea, impiegata come legante nelle resine, è una materia prima che l’Europa importa in grandissima misura.
Secondo i dati raccolti da Assopannelli, la produzione europea di urea copre appena il 20% del fabbisogno industriale complessivo. Ciò implica che circa l’80% della domanda è soddisfatto tramite importazioni, principalmente da paesi extra-UE. L’applicazione della CBAM, che include specificatamente l’urea tra le merci soggette alla nuova tassa sulle emissioni di carbonio importazioni, rischia di aumentare in modo significativo il costo di questa materia prima strategica.
Questo elemento rappresenta una criticità rilevante per tutta la catena di fornitura della filiera legno-arredo, portando i responsabili di Assopannelli e Epf a chiedere maggiore attenzione da parte delle Istituzioni europee e a sottolineare la necessità di una transizione che sia sostenibile non solo dal punto di vista ambientale, ma anche industriale ed economico.
L’aumento stimato dei costi di produzione: analisi e stime
Dalla documentazione diffusa da Assopannelli ed Epf emerge una previsione particolarmente preoccupante: tra il 2026 e il 2030, l’aumento costi pannelli legno legato al CBAM potrebbe raggiungere una soglia compresa tra il 10% e il 12%. Questo incremento deriverebbe in larga parte dall’aumento del prezzo dell’urea e, a cascata, dai maggiori costi delle resine sintetiche impiegate nell’assemblaggio dei pannelli.
Per comprendere la portata di questo impatto occorre analizzare nello specifico alcune voci di costo:
* Costo della materia prima: L’urea è la componente maggiormente penalizzata dall’applicazione della tassa carbonica CBAM, essendo largamente importata da paesi extra-UE. * Costo energetico: La produzione dei pannelli in legno è altamente energivora, e un incremento delle spese nelle fasi a monte si riflette su tutto il processo. * Costo logistico: La necessità di reperire nuove fonti o scorte alternative di urea potrebbe anche aumentare i costi di trasporto e approvvigionamento.
Le stime elaborate dal settore suggeriscono un effetto domino che rischia di propagarsi dall’industria chimica primaria fino al consumatore finale, passando per le imprese manifatturiere, i distributori e i brand del mobile.
CBAM normativa europea: finalità e obiettivi dichiarati
L’introduzione del meccanismo CBAM si inserisce nell’ambito delle strategie UE per la decarbonizzazione dell’economia, in linea con gli obiettivi del Green Deal Europeo. Il regolamento ha una triplice finalità:
1. Limitare il rischio di “carbon leakage”: Ovvero la delocalizzazione delle attività produttive verso paesi con minori vincoli ambientali.
1. Tutelare la competitività dei produttori europei: Allineando il costo delle emissioni delle merci importate a quello delle produzioni interne.
1. Favorire una transizione ecologica equa: Spingendo i paesi terzi ad adottare standard ambientali più elevati, incoraggiando pratiche produttive più sostenibili a livello globale.
Nelle intenzioni della Commissione Europea, la CBAM normativa europea deve quindi rappresentare uno strumento incentivante per il cambiamento. Tuttavia, la sua applicazione, qualora non accuratamente bilanciata, rischia di colpire in modo sproporzionato alcuni comparti produttivi strategici per l’UE.
Gli effetti sull’intera filiera del mobile e sull’industria europea
Il comparto europeo della produzione di pannelli di legno rappresenta uno dei pilastri del settore manifatturiero continentale. Più dell’80% dei pannelli, infatti, viene utilizzato per la fabbricazione di arredi per la casa, l’ufficio e i grandi spazi collettivi. Un’eventuale aumento costi pannelli legno e conseguente costo produzione mobili avrebbe effetti a catena non solo sulle aziende di primo livello (i produttori), ma anche sulle imprese di trasformazione e sui consumatori finali.
Impatti previsti:
* Aumento dei prezzi al dettaglio dei mobili e dei complementi d’arredo * Rischio di riduzione della domanda interna e calo dell’export * Perdita di competitività sui mercati extra-UE * Eventuale contrazione degli investimenti e dell’occupazione nel settore
A risentirne, secondo Assopannelli, saranno soprattutto le piccole e medie imprese, che costituiscono il tessuto maggioritario della filiera, meno attrezzate per assorbire shock improvvisi sui costi. In una fase in cui il settore sta cercando di reagire alle crisi della logistica e delle materie prime conseguenti agli eventi globali degli ultimi anni, l’arrivo del CBAM rischia di essere un ulteriore fattore di criticità.
La posizione delle imprese
Le aziende chiedono chiarezza e flessibilità nell’applicazione della normativa, temendo che un’applicazione troppo rigida e poco tempestiva possa tradursi in un aggravio significativo dei costi e in una perdita di quote di mercato. Inoltre, dal mondo imprenditoriale si sottolinea come la CBAM normativa europea debba essere accompagnata da misure di sostegno per le aziende più esposte e da investimenti strutturali per aumentare l’autosufficienza produttiva dell’UE in materie prime strategiche come l’urea.
Tra le richieste avanzate si segnalano:
* Incentivi per la produzione europea di urea e altre sostanze chimiche strategiche * Esenzioni o deroghe temporanee per i settori a maggiore rischio * Investimenti per la riconversione verde delle filiere produttive * Campagne di sensibilizzazione e supporto tecnico per le PMI
Strategie di mitigazione e possibili soluzioni
La complessità dell’introduzione della CBAM richiede l’adozione di strategie articolate e condivise tra istituzioni, imprese e stakeholder del settore. Tra le possibili azioni di mitigazione identificate da Assopannelli ed Epf si trovano:
* Aumento della produzione europea di urea, puntando all’indipendenza dalle importazioni, attraverso incentivi a nuovi insediamenti produttivi o partnership industriali. * Ricerca e sviluppo di alternative all’urea nei processi di produzione dei pannelli truciolari e MDF, con l’obiettivo di diversificare le fonti di approvvigionamento e ridurre l’impatto ambientale complessivo. * Implementazione di piani di transizione graduale per l’applicazione del CBAM, limitando impatti immediati e consentendo alle imprese di adattare modelli produttivi, sistemi di acquisto e gestione dei costi. * Attivazione di fondi europei per la transizione verde, destinati alle aziende della filiera legno-arredo, al fine di agevolare processi di innovazione tecnologica e miglioramento ambientale. * Dialogo costante tra associazioni di categoria e istituzioni comunitarie, così da monitorare l’effettivo impatto della normativa e proporre aggiustamenti tempestivi.
L’implementazione di una o più di queste soluzioni potrebbe contribuire a contenere il CBAM rischio per imprese europee e aiutare il settore a restare competitivo in una fase di grandi cambiamenti.
Conclusioni e riflessioni sul futuro del settore
La CBAM normativa europea, prevista per il 2026, rappresenta senza dubbio una svolta per l’industria manifatturiera europea, con impatti potenzialmente molto rilevanti sull’intera filiera del mobile, sulla competitività delle imprese e sui prezzi finali dei prodotti. L’allarme di Assopannelli ed Epf rispetto all’aumento costi pannelli legno e ai rischi associati al rincaro dell’urea solleva interrogativi cruciali sulla sostenibilità del modello produttivo attuale e sulla capacità del settore di adattarsi a nuove regole senza sacrificare competitività e occupazione.
Sarà fondamentale, nei prossimi mesi, mantenere alta l’attenzione su questa vicenda, affinché le istituzioni europee possano calibrare la normativa in modo da garantire un equilibrio tra obiettivi ambientali e salvaguardia dell’industria. Il coinvolgimento attivo delle imprese, l’innovazione tecnologica e la capacità di fare sistema saranno elementi chiave per affrontare una transizione davvero sostenibile.
In attesa dell’entrata in vigore definitiva del CBAM, il dibattito rimane aperto: riuscirà l’Europa a proteggere il proprio tessuto produttivo, salvaguardando ambiente e industria insieme? Le risposte arriveranno solo con il tempo e con la capacità di ascolto e flessibilità che le istituzioni sapranno dimostrare nel corso della delicata fase di applicazione della norma.