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Assegno Unico figli all'estero, cadono i limiti di residenza: cosa cambia nel 2026

La Camera approva la modifica che cancella i requisiti minimi di permanenza in Italia. Una mossa del Governo per scongiurare la procedura d'infrazione europea, ma niente rimborsi per chi è stato escluso finora.

* La svolta: via i requisiti di residenza * Il nodo europeo e la mossa preventiva del Governo * Chi può beneficiarne e come funziona * Niente arretrati: il punto dolente * Le implicazioni per le famiglie e il sistema di welfare

La svolta: via i requisiti di residenza {#la-svolta-via-i-requisiti-di-residenza}

L'Assegno Unico universale per i figli cambia volto. La Camera ha approvato una modifica sostanziale alla disciplina del beneficio, eliminando i requisiti minimi di residenza in Italia che fino ad oggi rappresentavano uno sbarramento per migliaia di famiglie con figli residenti all'estero. Una svolta attesa, che ridisegna il perimetro della misura introdotta dal decreto legislativo 230/2021 e che porta con sé conseguenze rilevanti per i lavoratori italiani e comunitari che operano nel nostro Paese.

Fino a ieri, per accedere all'Assegno Unico, il richiedente doveva soddisfare precisi criteri di permanenza sul territorio nazionale. Requisiti che, stando a quanto emerge dal dibattito parlamentare, si sono rivelati incompatibili con i principi di libera circolazione sanciti dai Trattati europei.

Il nodo europeo e la mossa preventiva del Governo {#il-nodo-europeo-e-la-mossa-preventiva-del-governo}

La questione non nasce oggi. Da tempo la Commissione europea aveva sollevato perplessità sulla compatibilità dei vincoli di residenza con il regolamento CE 883/2004, che coordina i sistemi di sicurezza sociale nell'Unione. Il rischio concreto era quello di una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia, con tutte le conseguenze economiche e reputazionali che ne sarebbero derivate.

Il Governo ha scelto di giocare d'anticipo. Piuttosto che attendere la formalizzazione dell'infrazione, ha portato in Parlamento la modifica normativa, ottenendo il via libera dell'Aula. Una strategia che ricorda, per certi versi, le dinamiche già osservate in altri ambiti dove il diritto europeo impone agli Stati membri di adeguare le proprie legislazioni nazionali. Del resto, il tema della cittadinanza e dei diritti dei lavoratori in Europa resta centrale nel dibattito pubblico, come dimostra anche il recente Referendum sulla Cittadinanza e Lavoro: Appello di 40 Esperti per un Futuro più Giusto.

La mossa è stata letta da più parti come un atto di pragmatismo. Meglio correggere la rotta spontaneamente che subire una condanna da Bruxelles.

Chi può beneficiarne e come funziona {#chi-puo-beneficiarne-e-come-funziona}

Con le nuove regole dell'Assegno Unico 2026, la platea dei beneficiari si allarga in modo significativo. Ecco i punti chiave:

* I lavoratori che operano in Italia, anche se cittadini di altri Paesi dell'Unione Europea, possono ora richiedere l'Assegno Unico anche se i figli risiedono all'estero, in un altro Stato membro. * Non è più necessario dimostrare un periodo minimo di residenza o domicilio sul territorio italiano. * Resta invariato il meccanismo di calcolo basato sull'ISEE, con gli importi che continuano a essere modulati in base alla situazione economica del nucleo familiare. * La domanda va presentata attraverso i canali consueti: portale INPS, patronati o contact center dell'Istituto.

Si tratta di un cambiamento che interessa in particolare i lavoratori comunitari impiegati in settori come l'agricoltura, l'edilizia, la logistica e i servizi, dove la presenza di manodopera europea è storicamente elevata. Famiglie che contribuiscono al sistema fiscale e previdenziale italiano e che, fino a questa modifica, restavano escluse da una prestazione pensata, almeno nelle intenzioni originarie, come universale.

Niente arretrati: il punto dolente {#niente-arretrati-il-punto-dolente}

C'è però un aspetto che ha suscitato malumori. Chi è stato escluso dall'Assegno Unico negli anni precedenti a causa dei requisiti di residenza ora aboliti non avrà diritto ad alcun rimborso sugli arretrati. La modifica, insomma, vale solo _pro futuro_.

Una scelta che il Governo giustifica con ragioni di sostenibilità finanziaria, ma che lascia l'amaro in bocca a quanti, per anni, hanno versato contributi in Italia senza poter accedere al beneficio per i propri figli. La questione resta aperta e non è escluso che possano emergere ricorsi individuali o azioni collettive, soprattutto da parte di sindacati e associazioni di tutela dei lavoratori stranieri.

Sul piano giuridico, il nodo è delicato. Se la normativa precedente era effettivamente in contrasto con il diritto europeo, come la stessa modifica legislativa sembra implicitamente riconoscere, ci si può chiedere se il mancato riconoscimento degli arretrati regga di fronte a un eventuale vaglio della Corte di Giustizia dell'Unione Europea.

Le implicazioni per le famiglie e il sistema di welfare {#le-implicazioni-per-le-famiglie-e-il-sistema-di-welfare}

Al di là degli aspetti tecnici, la riforma segna un passaggio culturale. L'Assegno Unico senza residenza avvicina l'Italia a un modello di welfare più coerente con la dimensione sovranazionale del mercato del lavoro europeo. Un lavoratore che paga le tasse a Roma o a Milano e ha i figli a Bucarest o a Varsavia non è più, almeno su questo fronte, un cittadino di serie B.

Le novità sull'Assegno Unico 2026 si inseriscono in un contesto più ampio di ripensamento degli strumenti di sostegno alle famiglie. L'assegno universale per i figli, introdotto nel marzo 2022 in sostituzione di una galassia frammentata di bonus e detrazioni, continua a essere oggetto di aggiustamenti. Questa modifica è probabilmente la più rilevante dal punto di vista dei principi, perché tocca il cuore della nozione stessa di universalità.

Resta da vedere come l'INPS gestirà operativamente l'ampliamento della platea, quali verifiche saranno richieste per attestare il rapporto di filiazione con minori residenti all'estero e se il sistema informativo sarà in grado di dialogare efficacemente con le amministrazioni degli altri Stati membri. Dettagli non secondari, che faranno la differenza tra una riforma sulla carta e un diritto effettivamente esigibile.

Pubblicato il: 9 aprile 2026 alle ore 14:42