* Il progetto e i numeri * Laboratori artistici: maschere, corpi e scarpe per abbattere i pregiudizi * Podcast e media literacy: quando i ragazzi prendono parola * Una trasformazione culturale che parte dal basso
Il progetto e i numeri
Non è vero che i maschi debbano per forza giocare a calcio e le femmine dedicarsi alla danza. Lo dicono Roberto, Valeriano, Flaminia, Nicolas, Emma e Angela, studenti romani tra i 12 e i 13 anni che hanno partecipato a Voci Libere, il progetto educativo conclusosi il 15 aprile 2026 presso l'Istituto Comprensivo Maria Capozzi nel XIII Municipio di Roma. Promosso dall'ATS MEDIAMUSE, costituita da Fondazione Media Literacy ETS e Fondazione Mus-e Italia ETS, il percorso è stato finanziato da Roma Capitale attraverso il Dipartimento Scuola, Lavoro e Formazione Professionale, nell'ambito dell'avviso pubblico dedicato alla promozione dell'educazione alla parità tra i generi e alla prevenzione della violenza e delle discriminazioni di genere nelle scuole secondarie di primo grado. Circa 150 studentesse e studenti sono stati coinvolti in un itinerario che ha intrecciato laboratori artistico-espressivi e produzione di podcast originali, trasformando le aule scolastiche in spazi di esplorazione identitaria. L'evento finale, aperto a docenti, famiglie, istituzioni e comunità educante, ha restituito la fotografia di una generazione che rifiuta i modelli ereditati e rivendica la libertà di definirsi al di fuori di categorie rigide. Angela, una delle partecipanti, lo ha sintetizzato con lucidità disarmante: la presunta superiorità maschile nel calcio o femminile in cucina "non dipende dalla natura ma dalla cultura e dall'educazione". Una consapevolezza tutt'altro che scontata a dodici anni.
Laboratori artistici: maschere, corpi e scarpe per abbattere i pregiudizi
Il cuore pulsante di Voci Libere è stato il lavoro sul campo, condotto attraverso tre laboratori distinti che hanno utilizzato il linguaggio dell'arte come grimaldello per scardinare convinzioni radicate. In Ubuntu - Caleidoscopio di Volti, i ragazzi hanno creato maschere partendo dalla timidezza iniziale per arrivare a una libertà espressiva sorprendente: il volto coperto, paradossalmente, ha permesso di scoprirsi. Le emozioni più profonde hanno trovato una forma concreta, tangibile, e gli stereotipi si sono rivelati per quello che sono, costruzioni fragili. Il secondo laboratorio, Le Malfatte - Tanti corpi, una danza, ha rovesciato la logica della perfezione. Il corpo è diventato strumento di consapevolezza, l'errore si è trasformato in risorsa creativa e le fragilità individuali si sono rivelate occasioni di incontro. Nessuno doveva dimostrare nulla, solo esserci. Il terzo percorso, Ubuntu - Cammino nelle tue scarpe, ha reso fisicamente concreta l'idea di empatia: attraverso la trasformazione simbolica delle calzature, ogni partecipante è stato invitato a entrare letteralmente nei panni di qualcun altro, sviluppando uno sguardo più aperto e libero da pregiudizi. _"Attraverso i linguaggi artistici abbiamo creato uno spazio in cui ragazze e ragazzi hanno potuto esprimersi liberamente"_, ha spiegato Laura Avagnina, coordinatrice di Fondazione Mus-e Italia a Roma, sottolineando come l'arte sia diventata strumento concreto per lavorare su identità, relazione e riconoscimento reciproco.
Podcast e media literacy: quando i ragazzi prendono parola
Accanto alla dimensione artistica, il progetto ha dedicato ampio spazio all'educazione ai media, offrendo agli studenti strumenti per decodificare i modelli culturali veicolati dalla comunicazione quotidiana. Pubblicità, social network, serie televisive: tutto è stato passato al vaglio di un'analisi critica guidata ma mai imposta. Da questo lavoro sono nati podcast originali in cui le ragazze e i ragazzi prendono parola in prima persona, senza mediazioni adulte, restituendo riflessioni che colpiscono per semplicità e profondità. Il formato audio si è rivelato particolarmente efficace. Parlare davanti a un microfono, senza il filtro dell'immagine, ha abbassato le difese e favorito una sincerità rara. Gli stereotipi di genere vengono smontati con argomentazioni concrete, mai retoriche. _"Accendere i microfoni significa dare voce a una generazione di cui troppo spesso si parla solo in maniera negativa, attraverso filtri e pregiudizi"_, ha dichiarato Lidia Gattini, Segretaria Generale di Fondazione Media Literacy. Il dato più significativo emerso dai podcast è chiaro: per la stragrande maggioranza dei partecipanti, uomini e donne possono infrangere qualsiasi barriera e affermarsi in base alle proprie inclinazioni personali, non al genere. Persiste una piccola percentuale che riproduce schemi tradizionali, ma il quadro complessivo racconta una trasformazione culturale già in atto. La competenza mediatica acquisita, inoltre, rappresenta un patrimonio che va oltre il progetto stesso, fornendo strumenti di lettura critica spendibili nella vita quotidiana di questi giovani cittadini digitali.
Una trasformazione culturale che parte dal basso
Il messaggio più potente di Voci Libere non sta nei numeri, pur significativi, ma nella qualità del cambiamento osservato. Centocinquanta adolescenti hanno attraversato un percorso che ha intrecciato arte, emozioni e pensiero critico, uscendone con una consapevolezza nuova. Gli stereotipi di genere non sono stati semplicemente discussi in astratto: sono stati vissuti, rappresentati, smontati e ricostruiti attraverso maschere, movimenti del corpo, scarpe trasformate e registrazioni audio. È un approccio che supera la lezione frontale e punta dritto all'esperienza. Il progetto, finanziato nell'ambito delle politiche di Roma Capitale per la prevenzione della violenza e delle discriminazioni di genere, dimostra che investire sull'educazione affettiva e sulla media literacy nelle scuole secondarie di primo grado produce risultati misurabili. Non si tratta di indottrinamento, come qualcuno potrebbe obiettare, ma di accompagnamento: i ragazzi sono stati messi nelle condizioni di pensare con la propria testa, e hanno scelto autonomamente di rifiutare gabbie identitarie che percepiscono come un limite concreto alla libertà individuale. Come ha sottolineato Laura Avagnina, _"è da qui che può nascere un cambiamento culturale reale, capace di superare stereotipi e costruire relazioni più consapevoli e inclusive"_. La sfida, ora, è garantire continuità a esperienze come questa, evitando che restino episodi isolati in un panorama scolastico che di progetti simili avrebbe bisogno in ogni municipio, in ogni città.