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Scuola nazionale politiche attive: 540 Cpi e la sfida UE

Nasce a Roma la Scuola nazionale delle politiche attive del lavoro. Nel contesto di 540 Cpi e un operatore ogni 150 disoccupati, cosa cambia davvero.

Il 7 ottobre 2026 la Scuola nazionale delle politiche attive del lavoro è stata presentata a Roma, nella Sala del Parlamentino della sede Inail, alla presenza del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone. Il progetto è stato costruito da Sviluppo Lavoro Italia, la società in house del ministero nata nel 2024 dopo la soppressione di Anpal e Anpal Servizi, e si rivolge a operatori, dirigenti e decisori che progettano e attuano le politiche del lavoro.

A chi si rivolge e come viene presentata

La scuola si rivolge a istituzioni centrali e regionali, servizi per l'impiego, università, centri di ricerca e attori economici e sociali. Calderone l'ha definita uno strumento "differenziato per livelli e profili", che accanto agli operatori di sportello include dirigenti, responsabili di policy e decisori nazionali e regionali, con l'obiettivo di portare l'Italia "all'avanguardia in Europa".

Paola Nicastro, presidente e amministratore delegato di Sviluppo Lavoro Italia, ha parlato di una "moderna agorà delle politiche attive" che dovrebbe garantire un "ciclo continuo di ritorno informativo tra sperimentazione, apprendimento e indirizzo". Non sono stati comunicati stanziamento, numero di partecipanti previsti e calendario dei primi moduli: la presentazione è stata soprattutto un atto istituzionale di avvio.

540 Cpi e il gap con Pôle Emploi

Il contesto numerico in cui la scuola nasce è quello di un sistema ancora sottodimensionato. Al 31 dicembre 2025 l'Inapp conta 540 centri per l'impiego attivi sul territorio nazionale, nel perimetro dell'investimento 1.1 del Pnrr che ha stanziato 600 milioni di euro per rafforzare 500 Cpi tra infrastrutture, interoperabilità dei sistemi informativi e formazione del personale.

Fra il 2021 e il 2023 il progetto ForPlus, gestito dalla stessa Sviluppo Lavoro Italia, ha formato 9.255 operatori dei servizi pubblici per l'impiego distribuiti in 21 regioni e province autonome, attraverso 196 corsi. Un numero rilevante in valore assoluto ma modesto nel confronto europeo: Pôle Emploi, l'agenzia pubblica francese, impiega circa 54.000 persone con oltre 900 agenzie locali, e la tedesca Bundesagentur für Arbeit si attesta su cifre ancora più elevate.

Il Piano straordinario di potenziamento varato nel 2019 (DM 74/2019) puntava a portare il personale dei Cpi italiani dai circa 8.000 operatori iniziali verso un bacino di 20.000, con 11.600 nuove assunzioni finanziate con 464 milioni di euro annui. Il rapporto fra operatore e disoccupato in Italia resta stimato intorno a 1 a 150, contro valori compresi fra 1 a 45 e 1 a 48 in Francia e Germania, e il tasso di collocamento attraverso i canali pubblici è storicamente molto distante dai livelli dei principali Paesi europei.

Che cosa cambia per operatori e policy maker

La scuola dichiara di voler costruire percorsi differenziati per operatori di sportello, dirigenti e responsabili di policy, in linea con quanto fanno il Centre national de la fonction publique territoriale in Francia e la Hochschule der Bundesagentur für Arbeit in Germania. Il banco di prova sarà la capacità di integrarsi con i piani regionali di potenziamento dei Cpi, già oggi a velocità diverse fra Nord e Sud, e di coprire la formazione degli operatori assunti con le risorse Pnrr dell' Investimento Pnrr per il potenziamento dei Centri per l'impiego - Italia Domani.

In parallelo altre leve pubbliche stanno agendo sul capitale umano del Paese: l' Avviso 2/2026 del ministero del Lavoro per il Terzo settore mette 10,5 milioni su progetti nazionali di Odv, Aps e fondazioni, mentre percorsi tecnici specializzati come l' ITS Academy per la transizione energetica aperto a Roma da Maire cercano di formare i profili richiesti dai settori in trasformazione.

Il prossimo monitoraggio Inapp dei Cpi, atteso nella seconda metà del 2026, dirà se il divario di personale e di spesa con Francia e Germania si sta davvero riducendo. Senza quel riequilibrio, la "moderna agorà" promessa rischia di avere una platea troppo esigua per cambiare i numeri del collocamento pubblico italiano.

Pubblicato il: 7 ottobre 2026 alle ore 13:45