La sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni definisce inaccettabile la raccomandazione con cui la Commissione europea invita l'agenzia EACEA a interrompere il contributo di 2 milioni di euro destinato alla Biennale di Venezia. La decisione arriva dopo il caso del padiglione russo dell'edizione 2026.
Borgonzoni: 'È la fine del diritto, sentenza politica'
Nella nota diffusa in mattinata la sottosegretaria attacca il metodo scelto da Bruxelles: un organismo politico, l'Unione Europea, raccomanda a un ente tecnico, l'EACEA, di interrompere i contributi 'prima ancora che venga trovato, nell'eventualità ci fosse, un elemento concreto per giustificare questa decisione'. Per Borgonzoni si tratta della 'fine del diritto' e di una sentenza prettamente politica che colpisce chi porta avanti da anni un lavoro straordinario a Venezia.
La chiusura del comunicato è netta: 'L'Italia e i suoi luoghi d'arte sono liberi e democratici, non c'è spazio per i ricatti economici di Bruxelles'. Il richiamo è diretto alla vicepresidente della Commissione Ue Henna Virkkunen, che ha reso pubblica la raccomandazione con un post su X anticipando la comunicazione formale all'agenzia europea.
La posizione della sottosegretaria si allinea a quella del presidente della Regione Veneto Luca Zaia, secondo cui la mossa dell'Unione è inaccettabile perché 'la cultura non si censura e gli artisti non sono soldati'. Sulla stessa linea il vicepresidente Alberto Stefani, che teme il passaggio del principio secondo cui 'per fare cultura serva una patente' rilasciata da 'un organismo non eletto direttamente dai cittadini'.
La raccomandazione UE e la replica della Fondazione
La vicepresidente Virkkunen motiva la decisione richiamando i valori democratici che la cultura finanziata con denaro pubblico europeo dovrebbe promuovere, valori che, secondo la commissaria finlandese, 'non vengono rispettati nella Russia odierna'. La raccomandazione arriva dopo una valutazione approfondita delle risposte fornite dalla Fondazione alle contestazioni sulla riapertura del padiglione russo.
La Biennale contesta il metodo dell'annuncio: apprende della decisione 'da autorità politiche, e non dalle autorità tecniche preposte' e attende una nota formale dall'EACEA prima di 'far valere le proprie ragioni in tutte le sedi competenti'. La Fondazione precisa che i programmi interessati 'sono solo in maniera marginale co-finanziati' dal contributo europeo e non subiranno interruzioni immediate.
Il caso è aperto dalla scorsa primavera, quando il ministro della Cultura Alessandro Giuli aveva contestato la scelta della Fondazione di ospitare il padiglione russo. La struttura non è mai stata inaugurata al pubblico e la Biennale ha sempre sostenuto di non violare le sanzioni europee contro Mosca, ma la polemica dall'Italia è arrivata rapidamente alle istituzioni di Bruxelles.
Ora resta da capire se il governo italiano interverrà formalmente presso Bruxelles a sostegno della Fondazione, come chiesto esplicitamente da Zaia: il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che sul dossier russo aveva già preso le distanze in primavera, non ha per il momento commentato la raccomandazione europea.