Nei 14 comuni capoluogo delle città metropolitane italiane, 142.000 minorenni - il 10,3% del totale - vivono in periferie urbane a forte disagio: le 158 aree di disagio socioeconomico urbano (ADU) censite dall'ISTAT, dove la dispersione scolastica è doppia rispetto alla media e il 42,3% delle famiglie vive in povertà relativa. È il quadro della ricerca "I luoghi che contano", pubblicata il 19 maggio 2026 da Save the Children, in occasione della Biennale dei diritti dell'infanzia IMPOSSIBILE 2026, in programma il 21 maggio a Roma.
Dispersione, NEET e povertà materiale nelle ADU
Nelle scuole secondarie collocate nelle ADU o nelle loro vicinanze, il 15,4% degli studenti ha abbandonato la scuola o ripetuto un anno scolastico: più del doppio del 7,6% registrato come media nei comuni delle città metropolitane. Il 20,8% degli studenti dell'ultimo anno delle medie è a rischio di dispersione implicita, dieci punti percentuali in più rispetto all'11% della media. Tra i 15 e i 29 anni, il 35,6% non studia e non lavora (NEET), contro il 22,9% della media: una differenza di 12,7 punti percentuali. Il 42,3% delle famiglie residenti nelle ADU vive in povertà relativa, dato confermato dall'indagine campionaria condotta dall'organizzazione.
Trenta punti di scarto nelle aspettative: il liceo che non si vede dal quartiere
Il dato più acuto riguarda le proiezioni di futuro. Solo il 36,5% degli studenti delle scuole medie nelle aree fragili pensa di iscriversi al liceo, contro il 66,9% dei coetanei degli altri quartieri: trenta punti percentuali di scarto, non sulle competenze certificate ma sulle aspettative che ciascuno costruisce su se stesso. Al 17,3% degli studenti nelle periferie vulnerabili è capitato di rinunciare a una gita scolastica per motivi economici (il doppio del 7,6% altrove); al 16,7% di presentarsi a scuola senza il materiale necessario (contro il 10,5%). Il 49,1% percepisce il proprio quartiere come giudicato negativamente dagli altri, contro il 29,5% nelle zone non marginali. Solo il 51,9% delle ragazze si sente al sicuro nel proprio quartiere, rispetto al 75% delle coetanee di aree meno fragili. Eppure il 78,4% degli stessi studenti si dichiara felice e il 75,3% si sente libero, con un forte senso di appartenenza al quartiere: la ricerca misura un divario strutturale, non un disagio soggettivo.
Save the Children chiede l'istituzione di presìdi socio-educativi permanenti nelle periferie più fragili: luoghi aperti tutto l'anno, con supporto educativo, psicologico e culturale, dove ragazze e ragazzi possano partecipare alla programmazione di attività culturali, sportive e ricreative. Dalla ricerca emerge che gli stessi ragazzi chiedono più spazi di aggregazione (32,6%), campetti e palestre (26%) e parchi più curati (27,9%). I dati ADU si basano sull'Indice di Disagio Socio-Economico sub-comunale ISTAT (IDISE), pubblicato nel dicembre 2025 e in via di estensione a tutti i comuni italiani sopra i 50.000 abitanti nel corso del 2026.