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Regole IA a scuola dal 23 ottobre: 100 milioni e nodo Big Tech

Il 23 ottobre entra in vigore il D.Lgs. 179/2026 sull'IA a scuola. I dati OCSE sui docenti e l'allarme di Cordasco sui Big Tech.

Il 23 ottobre a Perugia Carlo Cordasco, docente di Business Ethics all'Alliance Manchester Business School, chiuderà il festival Orizzonti Digitali con un messaggio diretto: dietro gli allarmi dei grandi laboratori di intelligenza artificiale si nasconde "un possibile tentativo di orientare la regolamentazione a proprio vantaggio". Lo stesso giorno in Italia entra in vigore il decreto che porta l'IA a scuola nei programmi del primo ciclo, nei curricoli universitari e nella formazione obbligatoria dei docenti.

Perché Cordasco punta il dito contro i Big Tech

La tesi di Cordasco è economica, non etica. "Nel medio e lungo periodo dobbiamo preoccuparci di tutti gli allarmi, ma c'è molto clamore mediatico", spiega il docente: generare paura sulle capacità dei modelli spinge il legislatore verso regole stringenti e riduce la concorrenza, perché le aziende dominanti hanno interesse a ostacolare rivali che potrebbero riutilizzare i loro modelli per addestrarne altri a costo inferiore. Sul fronte europeo l'economista è scettico sulla capacità di costruire un ecosistema tecnologico "per decreto": servono capitali, talenti, libertà di ricerca e disponibilità politica a finanziare progetti destinati a fallire.

I numeri che mancano al dibattito italiano

La fotografia della scuola italiana sull'IA la fornisce la nota paese TALIS 2024 OCSE sull'Italia pubblicata il 7 ottobre 2025: solo il 25% dei docenti italiani di scuola secondaria di primo grado dichiara di aver usato l'intelligenza artificiale nel proprio lavoro, contro una media OCSE del 36%. Fra chi non l'ha mai usata, il 69% dice di non avere le competenze necessarie e il 39% denuncia infrastrutture scolastiche insufficienti. Gli usi prevalenti restano i più elementari: riassumere un argomento (70%), preparare lezioni (68%), supportare studenti con bisogni educativi speciali (61%).

È qui il paradosso. In Italia si sta scrivendo la cornice normativa su una tecnologia che due insegnanti su tre non padroneggiano, mentre il quadro politico resta frammentato: lo documentiamo nelle tre sedute della 7ª commissione del Senato sul DDL di conversione 170/2026 e nell'indagine conoscitiva con i sei soggetti auditi il 20 ottobre. Senza formazione diffusa, chi detta la grammatica dell'uso quotidiano in classe sono proprio i modelli delle Big Tech che Cordasco invita a guardare con sospetto.

Cosa cambia dal 23 ottobre per docenti e studenti

Il decreto legislativo 7 ottobre 2026 n. 179 pubblicato in Gazzetta Ufficiale dedica gli articoli da 36 a 39 all'istruzione scolastica e gli articoli da 43 a 45 alla formazione superiore. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito dovrà adottare entro 90 giorni un decreto sulla formazione in ingresso e in servizio dei docenti, finanziato con 100 milioni di euro a valere sul Programma Nazionale "Scuola e Competenze 2021-2027" per raggiungere circa 650.000 insegnanti e personale ATA. L'insegnamento dell'IA entrerà fin dal primo ciclo nei programmi di educazione civica e cittadinanza digitale, con moduli STEAM inseribili nei PCTO.

Per università, AFAM e ITS Academy sono previsti moduli obbligatori su profili tecnici, etici e giuridici dell'IA, dottorati co-progettati con le imprese e la possibilità di assegnare temporaneamente docenti e ricercatori presso AgID e ACN con esonero dagli obblighi didattici. L'articolo 41 vieta decisioni esclusivamente algoritmiche su assunzioni, licenziamenti e provvedimenti disciplinari, tutela che vale anche per il personale scolastico. Sulle pratiche vietate dal regolamento europeo scatta un impianto sanzionatorio fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale annuo, fino a 15 milioni o al 3% per gli altri obblighi.

La partita vera si gioca nei prossimi 90 giorni, dentro il tavolo tecnico che scriverà il decreto attuativo sulla formazione dei docenti. Chi siederà a quel tavolo deciderà se le "regole dei Big Tech" denunciate da Cordasco diventeranno anche le regole dell'aula italiana: su chi orienta la formazione dei 650.000 insegnanti si vede meglio il filo che lega concorsi, contratti e innovazione didattica, come abbiamo raccontato nella nostra bussola su lavoro, contratti e concorsi.

Pubblicato il: 19 ottobre 2026 alle ore 14:13