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Donne laureate in crescita: persistono le disparità salariali e di carriera

Nonostante la crescita costante del numero di donne laureate e i risultati accademici sempre più elevati, continuano a registrarsi disparità nell’accesso al lavoro, nelle retribuzioni e nelle opportunità di carriera, in particolare nei settori STEM.

Sommario

* Introduzione * Aumento delle laureate e performance accademiche * Disparità occupazionali post-laurea * Settore STEM: una sfida per l'inclusione femminile * Barriere culturali e strutturali: il nodo della conciliazione * Politiche e strategie per ridurre il divario di genere * Conclusioni e prospettive future

Introduzione

Negli ultimi decenni, l’Italia ha assistito a una trasformazione profonda nel panorama educativo: sempre più donne accedono all’università e conseguono la laurea. Questo cambiamento è frutto di un’evoluzione sociale iniziata negli anni ’60 e ’70, quando l’istruzione superiore ha iniziato a diventare più accessibile e le donne hanno progressivamente conquistato spazi che prima erano prevalentemente maschili. Tuttavia, nonostante il progresso formativo, nel mercato del lavoro persistono disparità di genere marcate, sia in termini di retribuzione che di avanzamento professionale. L’articolo si basa sul Rapporto di genere AlmaLaurea 2026 e analizza le dinamiche attuali, evidenziando le sfide che le donne laureate continuano ad affrontare in Italia.

Aumento delle laureate e performance accademiche

Secondo il Rapporto di genere AlmaLaurea 2026, presentato all’Università di Modena e Reggio Emilia, le donne rappresentano quasi il 60% dei laureati complessivi. Si tratta di un dato che riflette un cambiamento ormai consolidato: negli anni ’90 la percentuale di donne nell’istruzione superiore era ancora inferiore, ma l’accesso all’università è diventato sempre più diffuso e le donne hanno progressivamente superato gli uomini anche nel rendimento. Le laureate ottengono mediamente voti più alti rispetto ai colleghi maschi (104,5 su 110 contro 102,6) e completano gli studi nei tempi previsti con maggiore frequenza (60,9% contro 55,4%). Questi numeri evidenziano non solo un maggior impegno, ma anche una capacità di organizzazione e di resilienza che spesso deriva dalla necessità di conciliare studio e altri impegni.

Disparità occupazionali post-laurea

Nonostante le eccellenti performance accademiche, le donne incontrano ostacoli significativi nel mercato del lavoro. A cinque anni dalla laurea di secondo livello, il tasso di occupazione femminile è dell’88,2%, inferiore rispetto al 91,9% degli uomini. Inoltre, le donne guadagnano mediamente il 15% in meno rispetto ai colleghi maschi e hanno meno probabilità di ottenere contratti a tempo indeterminato (52,1% contro 57,8%). Queste disparità non sono solo numeri: sono la conseguenza di una struttura del mercato del lavoro che premia ancora maggiormente la presenza maschile in ruoli di leadership e in settori considerati “più strategici”. Storicamente, in Italia la partecipazione femminile al lavoro è aumentata solo a partire dagli anni ’80, e la piena parità è ancora lontana a causa di fattori come la precarietà, la segmentazione occupazionale e la cultura del lavoro che spesso considera la donna come figura “secondaria” rispetto alla carriera.

Settore STEM: una sfida per l’inclusione femminile

La presenza femminile nelle discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) rimane limitata. Nel 2024, le donne rappresentavano solo il 41,1% dei laureati in queste aree, una percentuale invariata dal 2015. Nei dottorati di ricerca STEM, la quota femminile scende ulteriormente al 36,7%. Questo dato non è solo un fatto statistico: è il segno di una persistenza culturale che associa le discipline scientifiche al “mondo maschile”, scoraggiando ragazze e giovani donne già nelle scelte scolastiche. La storia dell’istruzione italiana mostra che la presenza femminile nelle facoltà scientifiche è aumentata molto lentamente, e ancora oggi le barriere culturali e la mancanza di modelli di riferimento rendono difficile il superamento di stereotipi radicati. Se l’Italia vuole crescere in innovazione e competitività, l’inclusione femminile in STEM non è solo una questione di equità, ma una necessità economica e sociale.

Barriere culturali e strutturali: il nodo della conciliazione

Un ulteriore aspetto cruciale riguarda le barriere culturali e strutturali che penalizzano la carriera femminile. In Italia, la cultura del lavoro è spesso costruita su un modello “full time” e poco flessibile, che non tiene conto delle responsabilità familiari. Questo si riflette in un sistema di welfare che, nonostante i miglioramenti, resta ancora insufficiente in molte aree del Paese, e in un mercato del lavoro dove la flessibilità spesso ricade sulle donne. La maternità, in particolare, rappresenta un ostacolo: secondo l’Inapp, il 39,6% delle donne senza figli considera la maternità un potenziale freno alla carriera, percentuale che sale al 49,9% tra le giovani donne tra i 18 e i 24 anni. Inoltre, la presenza di figli amplifica le disparità salariali e le difficoltà di carriera. Questo scenario non è frutto di una scelta individuale, ma di una rete di norme, aspettative sociali e pratiche lavorative che rendono più difficile per le donne conciliare lavoro e famiglia senza pagare un prezzo professionale.

Politiche e strategie per ridurre il divario di genere

Per affrontare le disuguaglianze tra donne e uomini nel lavoro non basta parlare di merito: serve anche un cambiamento strutturale. Negli ultimi anni sono state introdotte alcune misure importanti, come incentivi per la parità salariale, programmi di supporto alla maternità e politiche di conciliazione lavoro-famiglia. Tuttavia, l’efficacia di queste iniziative dipende dalla loro applicazione concreta nelle aziende e dalla capacità dello Stato di rendere accessibili servizi di cura e supporto. Inoltre, servono strategie specifiche per le donne nelle STEM, come borse di studio, mentorship e programmi di orientamento scolastico. Solo un mix di politiche pubbliche, azioni aziendali e cambiamenti culturali può trasformare il progresso educativo in reale parità di opportunità nel lavoro.Conclusioni e prospettive future

Nonostante i progressi in ambito educativo, le donne laureate in Italia continuano a fronteggiare significative disparità nel mercato del lavoro. Il Rapporto AlmaLaurea 2026 conferma che il problema non è la formazione, ma l’accesso e la qualità dell’inserimento professionale. Per ridurre il divario di genere è necessario intervenire con politiche mirate: promuovere la presenza femminile nei settori STEM, sostenere la parità salariale, rafforzare le misure di conciliazione e creare percorsi di carriera più equi. Solo attraverso un impegno congiunto di istituzioni, aziende e società civile sarà possibile garantire pari opportunità e valorizzare pienamente il talento femminile nel Paese.

Ilaria Brozzi

Pubblicato il: 20 febbraio 2026 alle ore 14:11