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Bonus Mobili 2026: come funziona, a chi spetta e quando si rischia di perderlo

Il Bonus Mobili 2026 consente di recuperare parte della spesa per arredi ed elettrodomestici solo se collegata a una ristrutturazione edilizia reale e correttamente avviata. Capire quali lavori sono ammessi, rispettare tempistiche e pagamenti tracciabili ed evitare gli errori più comuni è fondamentale per non perdere l’agevolazione e utilizzarla in modo consapevole.

Sommario

• Cos’è il Bonus Mobili 2026 e perché è stato confermato

• Quanto si può recuperare davvero con la detrazione

• Quali lavori edilizi danno diritto al Bonus Mobili

• Bonus mobili 2026 senza ristrutturazione: quando non spetta

• Prima e seconda casa: chi può beneficiarne

• Manutenzione ordinaria e straordinaria: le differenze che contano

• Pagamenti, tempistiche e documenti da conservare

• Gli errori più comuni che fanno perdere il bonus

• Conclusione

Cos’è il Bonus Mobili 2026 e perché è stato confermato

Il Bonus Mobili ed Elettrodomestici 2026 è un’agevolazione fiscale che consente di detrarre il 50% della spesa sostenuta per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici nuovi destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione edilizia.

La misura è stata confermata dalla Legge di Bilancio 2026 e rimane valida fino al 31 dicembre 2026.

Il bonus non è una misura autonoma, ma è strettamente collegato al Bonus Ristrutturazione.

Questo significa che può essere richiesto solo se è stato avviato un intervento di recupero edilizio sull’immobile, con data di inizio lavori precedente all’acquisto dei beni agevolati.

L’obiettivo della misura è sostenere il rinnovo del patrimonio immobiliare ed incentivare consumi legati a lavori strutturali reali, non al semplice cambio di arredi.

Quanto si può recuperare davvero con la detrazione

Il Bonus Mobili 2026 prevede una detrazione IRPEF pari al 50% della spesa sostenuta, calcolata su un tetto massimo di 5.000 euro per ciascuna unità immobiliare.

Questo significa che l’importo massimo recuperabile è pari a 2.500 euro complessivi.

La detrazione non viene restituita in un’unica soluzione, ma suddivisa in 10 rate annuali di pari importo, da inserire nella dichiarazione dei redditi. In pratica, chi raggiunge il limite massimo di spesa potrà recuperare 250 euro all’anno per dieci anni.

Se la spesa è inferiore, la detrazione viene calcolata proporzionalmente.

È importante chiarire che eventuali spese eccedenti i 5.000 euro non producono ulteriore beneficio fiscale: il limite resta fisso, indipendentemente dall’importo complessivo speso.

Quali lavori edilizi danno diritto al Bonus Mobili

Per accedere al Bonus Mobili 2026 è necessario aver avviato interventi edilizi riconducibili alla manutenzione straordinaria, alla ristrutturazione edilizia, al restauro o al risanamento conservativo, come previsto dall’articolo 16-bis del TUIR.

Rientrano tra i lavori ammessi, ad esempio, il rifacimento completo di bagno o cucina, la realizzazione o modifica degli impianti elettrici, idraulici o di climatizzazione, la sostituzione degli infissi con cambio di materiali o tipologia, lo spostamento di tramezzi interni, l’installazione di ascensori o montacarichi, gli interventi strutturali e quelli di efficientamento energetico.

Anche i lavori condominiali sulle parti comuni, se classificabili come manutenzione straordinaria, consentono ai singoli condomini di beneficiare del bonus per l’arredo della propria abitazione.

Il requisito fondamentale è che la data di inizio lavori sia anteriore alla data di acquisto dei mobili o degli elettrodomestici.

Bonus mobili 2026 senza ristrutturazione: quando non spetta

Uno dei dubbi più diffusi riguarda la possibilità di ottenere il Bonus Mobili senza effettuare lavori edilizi.

La risposta è chiara: il Bonus Mobili 2026 non spetta mai in assenza di ristrutturazione.

L’acquisto di mobili o elettrodomestici, anche se nuovi e ad alta efficienza energetica, non dà diritto alla detrazione se non è collegato a un intervento edilizio agevolabile.

Cambiare arredamento, rinnovare una cucina o acquistare un nuovo divano senza aver aperto un cantiere non consente di accedere al bonus.

Questa regola vale in ogni caso, indipendentemente dal fatto che si tratti di prima casa, seconda casa o immobile appena acquistato.

Prima e seconda casa: chi può beneficiarne

Il Bonus Mobili 2026 può essere richiesto sia per la prima casa sia per la seconda casa, purché si tratti di immobili residenziali e siano stati avviati lavori di ristrutturazione ammessi dalla normativa.

Possono beneficiarne proprietari, nudi proprietari, usufruttuari, inquilini o comodatari, a condizione che sostengano le spese e risultino intestatari dei pagamenti.

Non esiste quindi una limitazione legata all’abitazione principale. Il vincolo riguarda esclusivamente la presenza di un intervento edilizio valido e il rispetto delle tempistiche previste.

Manutenzione ordinaria e straordinaria: le differenze che contano

La distinzione tra manutenzione ordinaria e straordinaria è centrale per capire quando il Bonus Mobili spetta davvero.

Gli interventi di manutenzione ordinaria, come la semplice tinteggiatura delle pareti, la sostituzione dei pavimenti senza modifiche o la sostituzione dei sanitari senza rifacimento degli impianti, non danno diritto al bonus se eseguiti su singole unità immobiliari.

La manutenzione straordinaria, invece, comprende opere più invasive e strutturali, come il rifacimento degli impianti, la modifica della distribuzione interna o la sostituzione degli infissi con caratteristiche diverse. In questi casi, il Bonus Mobili è ammesso.

Un’eccezione riguarda i lavori ordinari eseguiti su parti comuni condominiali: in quel caso, i singoli condomini possono accedere al bonus per l’arredo delle proprie abitazioni.

Pagamenti, tempistiche e documenti da conservare

Per non perdere il Bonus Mobili 2026 è essenziale rispettare precise modalità di pagamento.

Gli acquisti devono essere effettuati tramite strumenti tracciabili, come bonifico bancario o postale, carta di credito o carta di debito.

Non sono ammessi pagamenti in contanti o con assegni ed è necessario conservare fatture, ricevute di pagamento, documentazione relativa ai lavori edilizi e, per gli elettrodomestici, eventuali comunicazioni ENEA.

Tutta la documentazione può essere richiesta in caso di controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Gli errori più comuni che fanno perdere il bonus

Tra gli errori più frequenti rientrano l’acquisto di mobili prima dell’inizio ufficiale dei lavori, l’esecuzione di soli interventi di manutenzione ordinaria su singole abitazioni, il pagamento non tracciabile o l’assenza di un titolo edilizio valido.

Anche acquistare arredi per una casa appena comprata, senza ristrutturazione, è una delle cause più comuni di esclusione dal beneficio.

Una corretta pianificazione delle tempistiche e una verifica preventiva della tipologia di interventi restano fondamentali per evitare di perdere il diritto alla detrazione.

Conclusione

Il Bonus Mobili 2026 rappresenta un’opportunità concreta per chi sta ristrutturando un immobile e desidera rinnovarne l’arredo, ma richiede attenzione e rispetto rigoroso delle regole.

Non si tratta di un incentivo automatico, bensì di una misura strettamente legata ai lavori edilizi e alla loro corretta gestione.

Comprendere quali interventi sono ammessi, come funzionano le detrazioni e quali errori evitare consente di sfruttare il bonus in modo consapevole, senza false aspettative o interpretazioni errate.

Informazione corretta e pianificazione restano gli strumenti migliori per accedere davvero alle agevolazioni fiscali previste.

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Pubblicato il: 23 gennaio 2026 alle ore 12:35