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Addio a Emmanuele Emanuele, il giurista mecenate che trasformò la filantropia romana

Scomparso a 89 anni Emmanuele Francesco Maria Emanuele, presidente onorario della Fondazione Roma. Giurista, economista e filantropo, ha lasciato un segno profondo nella cultura e nella solidarietà.

Si è spento nella notte tra mercoledì e giovedì 17 aprile, a Roma, Emmanuele Francesco Maria Emanuele. Aveva 89 anni, ne avrebbe compiuti 90 il giorno dopo. Giurista, economista, mecenate, figura che ha attraversato mezzo secolo di vita culturale e finanziaria italiana con un profilo raro, capace di tenere insieme rigore accademico e impegno sociale concreto. La notizia è stata comunicata dalla Fondazione Terzo Pilastro - Internazionale, l'ente che Emanuele ha guidato fino al 2023.

Chi era Emmanuele Emanuele

Nato a Palermo il 18 aprile 1937, Emanuele apparteneva a una delle più antiche famiglie di origine spagnola radicate in Sicilia fin dal tempo del Vespro del 1282. Il ramo dei marchesi di Villabianca, Conti di Belforte e Baroni di Culcasi portava con sé una tradizione secolare. Ma Emanuele non si limitò mai a custodirla: la reinterpretò, trasformando quell'eredità storica in un impegno attivo nella società contemporanea.

Protagonista del panorama culturale italiano e uomo di finanza, si è distinto per decenni nel campo culturale, sociale, filantropico e sanitario. Dal 1995 al 2018 ha ricoperto la carica di presidente della Fondazione Roma, assumendone poi la presidenza onoraria fino al 2023.

Una carriera tra diritto, finanza e accademia

La traiettoria professionale di Emanuele è stata quella di un avvocato cassazionista ed economista con una competenza profonda e trasversale: diritto, finanza, materia tributaria e assicurativa. Non un tecnico chiuso nella propria specializzazione, piuttosto un intellettuale capace di muoversi con disinvoltura tra mondi diversi.

Ha insegnato nelle più prestigiose università italiane ed europee. Ha guidato grandi gruppi industriali e bancari internazionali. Come ha sottolineato la Fondazione Terzo Pilastro - Internazionale nella nota diffusa dopo la sua scomparsa, Emanuele ha sempre saputo coniugare _«il rigore della tecnica con una visione etica dello sviluppo economico»_. Una formula che, nel suo caso, non era retorica ma pratica quotidiana.

L'impegno filantropico nella Capitale

È forse nella filantropia che Emanuele ha lasciato l'impronta più visibile, soprattutto a Roma. La sua prima grande iniziativa fu la creazione di un Hospice per malati terminali, realizzato nella Capitale in un'epoca in cui le cure palliative non erano ancora inserite nel sistema sanitario nazionale. L'obiettivo era semplice e ambizioso al tempo stesso: assistere gratuitamente chi si trovava negli ultimi giorni di vita.

Sulla stessa linea si colloca il Villaggio per malati di Alzheimer nel quartiere romano della Bufalotta, anch'esso completamente gratuito. Il modello era quello del celebre villaggio olandese di Hogeweyk: un ambiente sicuro, rasserenante, pensato per offrire agli ospiti stili di vita il più possibile simili a quelli familiari. Non una struttura ospedaliera, ma un luogo dove la dignità del malato veniva messa al centro.

Le iniziative per l'arte e la cultura

L'elenco delle iniziative culturali promosse da Emanuele è lungo, e qualsiasi tentativo di sintesi rischia di risultare riduttivo. Vale la pena ricordare almeno le più significative.

C'è il sostegno pluriennale all'Orchestra sinfonica di Roma e, successivamente, all'Orchestra multietnica di Piazza Vittorio, due realtà che incarnano visioni complementari della musica come strumento di coesione. C'è il supporto alla rassegna internazionale di danza _«Les Étoiles»_, classica e contemporanea.

Poi il progetto forse più sorprendente: la trasformazione del complesso residenziale di Tor Marancia, al civico 63, in un museo di street art a cielo aperto. Ventuno artisti di fama internazionale, provenienti da undici Paesi, hanno dato vita a un intervento che ha ridefinito il volto di un intero quartiere.

Durante gli anni della sua presidenza, Emanuele ha implementato la collezione permanente d'arte della Fondazione Roma a Palazzo Sciarra, con capolavori dal Quattrocento a oggi. Ha promosso e organizzato 59 mostre inedite nello spazio espositivo di Palazzo Cipolla, da lui convertito da istituto bancario a museo. Tra queste, la mostra epocale su Banksy e la più recente _«Ipotesi Metaverso»_. A queste si aggiungono altre 49 esposizioni inaugurate in tutto il mondo, per un totale di 108 mostre.

I riconoscimenti e le onorificenze

Il valore del suo operato è testimoniato da una serie di riconoscimenti che attraversano discipline e confini geografici. Emanuele ha ricevuto lauree honoris causa in Belle Arti, Diritto Canonico, Humane Letters e Medicina. Gli sono state conferite cittadinanze onorarie da città italiane, tra cui Latina, Pescina, Enna, Sutri e Ariano Irpino, e internazionali, come Dujiangyan in Cina.

Già Ambasciatore di Palermo CulturE nel mondo e ambasciatore internazionale della Città di Agrigento, appena un mese prima della sua scomparsa era stato insignito del Premio «Orizzonti Condivisi - Ambasciatore di Pace», per aver elevato cultura, sanità e istruzione a strumenti universali di coesione civile e dialogo.

Il cordoglio delle istituzioni

La scomparsa di Emanuele ha suscitato reazioni immediate dal mondo istituzionale. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha espresso _«profondo cordoglio»_, definendo Emanuele _«un raffinato intellettuale e un autentico umanista contemporaneo, capace di coniugare sapere e responsabilità, visione e concretezza»_. Parole che restituiscono il profilo di un uomo percepito come riferimento trasversale.

La Fondazione Roma ha ricordato come il suo contributo abbia rappresentato _«un passaggio fondamentale nella storia dell'Istituzione»_. Il presidente Franco Parasassi, il vice presidente Piero Colonna, i soci, i componenti degli organi e tutto il personale si sono uniti nel ricordo, rivolgendo alla famiglia le più sentite condoglianze.

Un'eredità che resta

Emmanuele Francesco Maria Emanuele lascia un'eredità che non si misura solo in numeri, mostre o strutture sanitarie. Il tratto distintivo della sua missione, come ha sottolineato la Fondazione Terzo Pilastro, è stato l'instancabile impegno nel campo del sociale e della solidarietà: salute, ricerca scientifica, aiuto ai meno fortunati, istruzione e formazione. Un impegno che si è intensificato nella seconda parte della sua vita professionale, quando la filantropia è diventata il baricentro di ogni sua attività. Roma, l'Italia e il mondo della cultura perdono una figura difficile da sostituire. Non per il titolo nobiliare o per le cariche ricoperte, ma per quella capacità, ormai rara, di trasformare il privilegio in responsabilità.

Pubblicato il: 17 aprile 2026 alle ore 13:21