Napoli ha attraversato un 25 aprile 2026 ad alta tensione. Migliaia di persone hanno sfilato per le strade del centro storico in un corteo che ha mescolato la memoria della Liberazione con la protesta contro il governo Meloni, la guerra, il riarmo e le politiche migratorie. A catalizzare l'attenzione mediatica è stato un episodio specifico: l'esposizione di un cartello con l'immagine del ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara appesa a testa in giù, sotto un patibolo di cartone nero.
Il corteo della rete No Kings
La manifestazione è partita da piazza Mancini, organizzata dalla rete No Kings sotto lo striscione _"Liberiamoci dai re e dalle loro guerre. Siamo tutti antifascisti"_. Il coro "Resistenza" ha scandito il ritmo della marcia, che ha attraversato le vie del centro raccogliendo adesioni lungo il percorso.
"Siamo in piazza con un corteo di migliaia di persone", ha dichiarato il portavoce Davide Dioguardi. "La rete No Kings si è assunta l'onere e l'onore di contestare Vannacci e di sfidare il summit di remigrazione nei giorni scorsi. Questo corteo arriva a coronamento del sentimento antifascista di Napoli, che non è retorica o un vuoto ricordo".
Al corteo hanno partecipato studenti, Libera, ANPI, Insurgentia e il collettivo Argo. Lungo il percorso si è unito anche il corteo organizzato dal Movimento migranti e da Ubs, aperto dallo striscione _"Napoli è antisionista, antifascista, antirazzista. Resistenza palestinese"_. Tra le sigle aderenti: Potere al popolo, Ecologia politica, Carc.
Il cartello con Valditara a testa in giù
L'immagine che ha fatto il giro dei social e dei notiziari è quella del cartello con il volto del ministro Valditara capovolto. Un gruppo di attivisti lo ha collocato sotto un patibolo di cartone nero, alle spalle di uno striscione che recitava _"Da sempre per sempre studenti partigiani"_.
Le parole d'ordine della giornata erano chiare: _"Contro il Governo Meloni, contro la guerra, il genocidio del popolo palestinese, il razzismo istituzionale e la corsa agli armamenti"_. L'iniziativa è stata promossa esplicitamente "contro i nuovi autoritarismi e la moltiplicazione di misure antidemocratiche".
Scritte alla Federico II contro la Nato
Un altro fronte di protesta si è aperto all'Università Federico II. Sul portone principale del rettorato, al corso Umberto, sono comparse scritte contro la Nato e contro il rettore Matteo Lorito. Il messaggio "Fuori la Nato dall'Università" fa riferimento al protocollo d'intesa sottoscritto il 4 aprile tra l'ateneo partenopeo e l'Alleanza Atlantica, un accordo che prevede collaborazione su ricerca, focus tematici e scambio di conoscenze.
La questione del rapporto tra istituzioni accademiche e apparati militari non è nuova, ma ha assunto una rilevanza particolare nel contesto del riarmo europeo e del dibattito sulla sfida dell'istruzione tra liceo classico e formazione tecnico-professionale, che investe anche il ruolo dell'università nella società contemporanea.
Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha espresso solidarietà al rettore: "L'Università è da sempre luogo privilegiato di confronto aperto, ma sono intollerabili le offese e le minacce". Manfredi ha poi ricordato l'intervento disposto all'Albergo dei Poveri per la rimozione di uno striscione contro il 25 aprile che citava Vannacci, sottolineando come "Napoli si conferma città di tolleranza e libertà nel rispetto di principi condivisi".
Flash mob in piazza Municipio
Davanti alla sede del Comune, in piazza Municipio, si è svolto un flash mob contro le esecuzioni e la pena di morte in Palestina. Nove persone hanno indossato tute bianche macchiate di sangue, con buste di cartone in testa. Come sottofondo, una canzone dedicata a tre prigionieri palestinesi morti nella prigione di Akka (Acri).
La sosta è diventata anche l'occasione per criticare le scelte del sindaco Manfredi e per esprimere contrarietà al cosiddetto _campo largo_. "Canta bella ciao e poi firma decreti sicurezza", hanno gridato al megafono i manifestanti, in un attacco diretto che non ha risparmiato neppure l'amministrazione locale. Al termine, una parte del corteo si è diretta verso piazza Municipio, l'altra verso piazza del Plebiscito.
Il presidio dell'Anpi davanti alla Prefettura
La giornata si è chiusa con un presidio organizzato dall'Anpi davanti alla Prefettura, in piazza del Plebiscito. L'iniziativa è stata promossa _"in difesa della Costituzione, contro il decreto sicurezza e per opporsi alla proposta sulla Remigrazione"_. L'associazione dei partigiani ha ribadito la necessità di "attuare la Costituzione e non stravolgerla, negarla o svuotarla".
Tra gli interventi, quelli di Maurizio De Stefano, Cinzia Quattrocchi, Carlo Amirante, Davide Dioguardi e Michele Petraroia.
Le reazioni politiche e istituzionali
Il cartello con Valditara a testa in giù ha immediatamente polarizzato il dibattito. Se da un lato i promotori del corteo lo hanno inquadrato come atto di protesta simbolica, coerente con la tradizione antifascista del 25 aprile, dall'altro le forze di governo hanno denunciato un clima di intolleranza e intimidazione.
La giornata napoletana restituisce l'immagine di un Paese spaccato. Da una parte, un governo che rivendica le proprie scelte su sicurezza, difesa e istruzione. Dall'altra, una piazza composita, fatta di studenti, associazioni, movimenti e sigle politiche minori, che nel 25 aprile trova ancora un momento di convergenza. Resta il nodo della violenza simbolica: quel cartello capovolto sotto un patibolo di cartone, per quanto di carta, evoca un linguaggio che divide anche chi condivide le ragioni della protesta.