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Pierluigi Isola al Palazzo delle Esposizioni di Roma: "In umbra et luce", un omaggio alla meraviglia dell'esistere

Curata da Barbara Jatta, la mostra esplora il dialogo tra uomo e natura attraverso paesaggi e nature morte immersi nella luce. Fino al 3 maggio 2026.

* La mostra "In umbra et luce" al Palazzo delle Esposizioni * Pierluigi Isola: la pittura come porto dello sguardo * Barbara Jatta e la curatela della mostra * Paesaggi, nature morte e il rapporto con il reale * Informazioni pratiche e perché visitarla

La mostra "In umbra et luce" al Palazzo delle Esposizioni {#la-mostra-in-umbra-et-luce-al-palazzo-delle-esposizioni}

C'è un titolo che già dice molto, quasi tutto. "In umbra et luce", la personale di Pierluigi Isola ospitata al Palazzo delle Esposizioni di Roma, non è semplicemente una mostra di pittura. È una dichiarazione d'intenti, un invito a sostare, a guardare il mondo con la pazienza di chi sa che la bellezza si rivela solo a chi accetta di fermarsi.

Aperta al pubblico fino al 3 maggio 2026, l'esposizione si inserisce nel panorama delle grandi mostre romane di questa primavera, portando nelle sale di via Nazionale un percorso che intreccia paesaggi, nature morte e una riflessione profonda sul rapporto tra l'essere umano e il mondo naturale. Stando a quanto emerge dal progetto espositivo, il filo conduttore è la luce, quella gentile, mai aggressiva, che attraversa le tele di Isola come un respiro.

Pierluigi Isola: la pittura come porto dello sguardo {#pierluigi-isola-la-pittura-come-porto-dello-sguardo}

Parlare di Pierluigi Isola significa confrontarsi con un artista che ha scelto la strada meno battuta nel panorama dell'arte contemporanea: quella della fedeltà al reale. Non il realismo fotografico, non la riproduzione meccanica. Piuttosto un _ossequio alla meraviglia dell'esistere_, come è stato definito il suo approccio, un atto di devozione verso ciò che l'occhio può cogliere se liberato dalla fretta.

Le sue opere funzionano come approdi. Un porto dello sguardo, appunto, dove chi osserva trova riparo dalla sovrabbondanza di immagini che caratterizza il nostro tempo. In un'epoca in cui l'arte contemporanea spesso privilegia la provocazione o l'astrazione concettuale, la scelta di Isola appare quasi controcorrente. E forse proprio per questo risulta così necessaria.

La sua pittura non urla. Sussurra. E in quel sussurro si nasconde una forza rara, la stessa che permette a un paesaggio collinare al tramonto o a un cesto di frutta appena raccolto di raccontare qualcosa di universale sull'esperienza umana. Una tensione verso il bello che accomuna percorsi artistici diversi, come dimostra anche La Resilienza delle Artiste Afghane: La Passione per l'Arte Contro l'Oppressione Talebana, a conferma di quanto la creazione artistica resti un bisogno fondamentale, a ogni latitudine.

Barbara Jatta e la curatela della mostra {#barbara-jatta-e-la-curatela-della-mostra}

A firmare il progetto curatoriale è Barbara Jatta, figura di primo piano nel panorama culturale italiano. La sua mano si avverte nell'allestimento equilibrato, nella scelta di non sovraccaricare il percorso, di lasciare che le opere respirino sulle pareti.

L'impianto della mostra è costruito attorno alla dialettica suggerita dal titolo stesso: ombra e luce, due poli che nella pittura di Isola non si contrappongono ma dialogano. Jatta ha disposto le opere in modo che il visitatore percorra una sorta di viaggio, dall'alba al crepuscolo, dalla penombra degli interni alle campagne inondate di sole. Ogni sala segna un passaggio, una variazione di tono.

Come sottolineato dalla stessa curatrice, il tempo è l'altro grande protagonista della mostra. Non il tempo dell'orologio, ma quello della natura: ciclico, lento, indifferente alle urgenze umane. È un tempo che nelle tele di Isola si deposita come polvere dorata sulle superfici, restituendo alle cose una dignità che la velocità quotidiana tende a cancellare.

Paesaggi, nature morte e il rapporto con il reale {#paesaggi-nature-morte-e-il-rapporto-con-il-reale}

Il cuore della mostra si articola attorno a due grandi nuclei tematici:

* I paesaggi, dove la campagna italiana si offre nella sua dimensione più intima, lontana dalle cartoline turistiche. Colline, alberi solitari, cieli che cambiano colore. Isola non cerca il panorama spettacolare, ma il dettaglio che sfugge. * Le nature morte, genere antico quanto la pittura occidentale, qui reinterpretato con una sensibilità tutta contemporanea. Frutta, fiori, oggetti quotidiani acquistano una presenza quasi sacrale sotto il pennello dell'artista.

Quello che colpisce, percorrendo le sale del Palazzo delle Esposizioni, è l'assenza totale di artificio. Isola non manipola la realtà, la accoglie. La sua tavolozza è quella della natura stessa, fatta di ocra, verdi profondi, azzurri sfumati, bianchi che non sono mai puri ma sempre contaminati dalla luce circostante.

È una pittura che si nutre di osservazione diretta, di ore passate davanti al soggetto. In questo senso, In umbra et luce è anche un manifesto sulla lentezza come metodo creativo. Un approccio che richiede infrastrutture culturali adeguate a sostenere progetti di questa portata, tema su cui si ragiona da tempo anche in ambito istituzionale, come emerge dal dibattito su Il Partenariato Pubblico-Privato: Un Nuovo Sguardo sul Futuro delle Infrastrutture.

Informazioni pratiche e perché visitarla {#informazioni-pratiche-e-perché-visitarla}

La mostra "In umbra et luce" di Pierluigi Isola è visitabile al Palazzo delle Esposizioni di Roma, in via Nazionale, fino al 3 maggio 2026.

In una stagione ricca di appuntamenti espositivi nella Capitale, questa personale si distingue per la sua quieta intensità. Non promette scandali, non insegue tendenze. Offre qualcosa di più raro: un luogo dove tornare a guardare davvero.

Per chi cerca tra le mostre da vedere a Roma in questo scorcio di primavera, In umbra et luce rappresenta un'esperienza che vale il tempo di una visita attenta. La questione, semmai, resta una: in un mondo che corre, siamo ancora capaci di fermarci davanti a un quadro e lasciarci sorprendere dalla luce su una foglia? Pierluigi Isola scommette di sì. E, a giudicare dalle sue tele, ha ragione.

Pubblicato il: 21 aprile 2026 alle ore 08:15