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Padre Pancrazio, cento anni dopo: la lezione contro il calo delle vocazioni

A dieci anni dalla morte esce la biografia ufficiale del fondatore di Betania: 34 anni da frate laico, oggi 180 membri in 12 comunità

Il 15 novembre 1926 nasceva a Bari Nicola Gaudioso. Il 3 gennaio 2016 moriva a Terlizzi come padre Pancrazio, fondatore della Fraternità Francescana di Betania. Il 2026 segna il doppio anniversario, cento anni dalla nascita e dieci dalla morte, e coincide con l'uscita per San Paolo Edizioni della prima biografia ufficiale del frate cappuccino.

La biografia dopo un decennio di silenzio

Il volume «Padre Pancrazio. Vita di un uomo di Dio, fratello e padre» è curato dalla Fondazione della Fraternità Francescana di Betania. Ripercorre una vicenda che sembra costruita per contraddire l'idea di rivoluzione rapida. Entrato in convento il 10 dicembre 1939, a soli tredici anni, Nicola Gaudioso ricevette il nome religioso di Pancrazio nel 1942. Per oltre trent'anni rimase frate laico alla Santa Casa di Loreto, occupandosi delle pulizie del santuario, degli orti, della questua e dell'accoglienza dei pellegrini. Ricevette l'ordinazione sacerdotale il 18 marzo 1973, a quarantasei anni. Fu figlio spirituale di padre Pio da Pietrelcina, che secondo la biografia gli parlò in modo profetico proprio della sua futura ordinazione. La fondazione della Fraternità arriva nel 1982 a Civitanova Marche, con il trasferimento della casa madre a Terlizzi l'anno successivo. Le pagine più commoventi restano quelle sulla madre e sulla fede popolare del meridione, uno spaccato di vita che raramente arriva nei testi di storia.

Un modello lento nell'Italia con il 60% di vocazioni in meno

I numeri del contesto attuale rendono la storia ancora più singolare. Secondo l'Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni della Conferenza episcopale italiana, le nuove vocazioni religiose nel Paese sono passate dalle 6.337 del 1970 alle 2.103 del 2019, con un calo superiore al 60% in mezzo secolo. I seminaristi presenti nei circa 120 seminari maggiori italiani sono oggi stimati intorno ai 1.800, dopo un crollo del 28% nel decennio 2009-2019, e il 10% è di origine straniera. Con queste cifre di sfondo, la traiettoria di padre Pancrazio, oltre trent'anni da frate laico prima del sacerdozio a quarantasei anni e fondazione della Fraternità a cinquantacinque, appare in totale controtendenza rispetto ai percorsi vocazionali brevi che oggi si tenta di rilanciare. La frase che condensa la sua idea di crescita, «cominciamo con le piccole cose, diventeranno grandi senza volerlo», suona oggi anche come una risposta implicita alle strategie di comunicazione religiosa che puntano su velocità, visibilità e conversioni rapide. Nello stesso periodo di crollo delle vocazioni, la Fraternità di Betania ha continuato ad aprire nuove comunità, arrivando alle attuali dodici sedi tra Italia ed estero.

Dodici comunità e circa 180 membri, tra Italia ed estero

La Fraternità Francescana di Betania, riconosciuta come pubblica associazione di fedeli nel 1987 dall'allora vescovo di Molfetta Tonino Bello e come istituto di vita consacrata di diritto diocesano nel 1998, conta oggi circa dodici comunità e centottanta membri tra fratelli sacerdoti, fratelli laici e sorelle. Le sedi italiane vanno dalla casa generalizia di Terlizzi a Loreto, passando per Roma, Verona, Monte San Savino e Noceto; all'estero sono presenti a Salvador de Bahia in Brasile, a Rovio in Svizzera e ad Aschaffenburg in Germania. La scelta di riunire sotto la stessa regola fratelli sacerdoti, fratelli laici e sorelle in un'unica famiglia consacrata, con l'abito blu che li identifica, rimane oggi rara nella vita religiosa italiana. Le comunità gestiscono case di spiritualità e centri di accoglienza, con ritiri, direzione spirituale e ospitalità per pellegrini. La scelta di partenza resta quella sperimentata dallo stesso fondatore durante i trent'anni loretani: precedere la parola con il gesto, l'organizzazione con l'accoglienza.

Le fotografie che chiudono la biografia mostrano un frate anziano dallo sguardo pacificato. È il volto di chi non ha mai cercato la fondazione, arrivata quasi «senza volerlo». Un modello che oggi resta laterale nell'anno culturale italiano fatto anche di grandi mostre estive del 2026, di luoghi che raccontano la separazione tra sessi come il Pedocin di Trieste e di pensatori del secolo lungo come Edgar Morin.

Pubblicato il: 5 luglio 2026 alle ore 11:21