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L’intelligenza artificiale sfida gli studiosi: il caso dei Van Eyck tra Torino e Filadelfia

Un algoritmo mette in dubbio l’attribuzione delle opere di Van Eyck, dividendo critici e storici tra innovazione tecnologica e valore dell'occhio umano.

La tecnologia contro la storia: il verdetto dell'algoritmo

Il mondo della storia dell’arte è scosso da un verdetto digitale che mette in discussione secoli di attribuzioni certe. Al centro del dibattito ci sono le due versioni di "San Francesco riceve le stigmate", capolavori attribuiti a Jan van Eyck e conservati rispettivamente alla Galleria Sabauda di Torino e al Museum of Art di Filadelfia. Secondo i software di Art Recognition, una società svizzera specializzata nell'analisi algoritmica delle pennellate, le opere non sarebbero autografe del maestro fiammingo, ma frutto di collaboratori di bottega. Questa discrepanza tra l'occhio umano, che da sempre celebra queste tavole come vette della pittura del Quattrocento, e intelligenza artificiale apre una frattura profonda nel metodo critico tradizionale.

Genesi della sfida: perché l'IA punta su Van Eyck

La scelta di analizzare proprio Jan van Eyck non è casuale. Il ricercatore e le aziende dietro questi software cercano costantemente di "testare" i propri algoritmi su artisti dalla tecnica estremamente complessa e dettagliata. Van Eyck, con la sua precisione lenticolare e l'uso rivoluzionario della pittura a olio, rappresenta il banco di prova ideale: se l'IA riesce a decodificare il "DNA" di una pennellata così minuta, la sua autorevolezza sul mercato dell'arte crescerebbe esponenzialmente. Tuttavia, la comunità scientifica solleva dubbi sulla validità del database utilizzato: con solo circa 25 opere certamente attribuite al maestro, l'intelligenza artificiale potrebbe non avere abbastanza campioni per "imparare" davvero a distinguere l'originale dal falso d'epoca.

La resistenza dei critici: il valore dell'occhio umano

La reazione degli storici dell’arte non si è fatta attendere, guidata da esperti del calibro di Maximiliaan Martens dell’Università di Gand. Per gli studiosi, l’arte non è solo una somma di pixel o di direzioni di pennellate, ma un contesto fatto di storia, materiali e intenzioni che un software non può cogliere. Lo scontro si sposta quindi sul piano epistemologico: può un algoritmo comprendere l'evoluzione stilistica di un genio o la variabilità naturale di una mano umana nel corso degli anni? Secondo i critici, questi giudizi "tranchant" emessi dalle macchine rischiano di creare tempeste mediatiche dannose, svalutando capolavori sulla base di calcoli probabilistici che ignorano la complessità della materia pittorica e del restauro.

Il fattore economico: rischi e pericoli del mercato digitale

Oltre al valore culturale, lo scontro nasconde implicazioni economiche enormi. Un'attribuzione confermata o smentita dall'IA può spostare milioni di euro e influenzare le polizze assicurative dei musei internazionali. Se il verdetto dell'algoritmo dovesse diventare lo standard per i collezionisti, il ruolo del "connoisseur" tradizionale verrebbe declassato a quello di un semplice consulente. Il timore dei direttori dei musei coinvolti, da Torino a Filadelfia, è che una fiducia cieca nella tecnologia possa portare a una "pulizia" eccessiva dei cataloghi, escludendo opere che, pur con qualche incertezza, costituiscono le fondamenta della nostra identità culturale e artistica.

Verso una nuova sintesi: collaborazione o conflitto?

Il futuro della critica d'arte si gioca probabilmente su una via di mezzo. I risultati dello studio danese e svizzero non dovrebbero essere letti come sentenze inappellabili, ma come nuovi dati che si aggiungono alle analisi riflettografiche e chimiche già in uso. La sfida per il futuro è integrare l'accuratezza dell'intelligenza artificiale con la sensibilità critica dello storico dell'arte. Solo una sintesi tra "occhio e algoritmo" potrà garantire una comprensione più profonda del passato, evitando che la ricerca della verità scientifica si trasformi in una fredda svalutazione della creatività umana, trasformando i musei in laboratori sterili privi della magia dell'attribuzione.

Pubblicato il: 20 febbraio 2026 alle ore 13:52