La Montagna nell’Arte: Il Viaggio di Sgarbi da Giotto a Ghirri in "Il cielo più vicino"
Indice dei Paragrafi
1. Introduzione: Il perché della montagna nell’arte 2. Lo sguardo di Sgarbi e la genesi del libro 3. L’attrazione della montagna attraverso i secoli 4. I pionieri: da Giotto alle prime rappresentazioni montane 5. Il romanticismo dei picchi: Friedrich e la sublimità 6. Il paesaggio emotivo: Da Van Gogh a Ghirri e la montagna moderna 7. Opere e artisti che hanno reso celebri le montagne nell’arte 8. La montagna come simbolo nell’arte e nella storia 9. Sgarbi e il valore educativo della visione artistica della montagna 10. Conclusioni: Il cielo più vicino come ponte tra arte e natura
Introduzione: Il perché della montagna nell’arte
La montagna, nei secoli, è stata molto più che uno sfondo paesaggistico: si è affermata come protagonista e metafora nella ricerca artistica, diventando il luogo dove il cielo diventa davvero più vicino_. Non solo vetta geografica, ma anche simbolo di aspirazione, rifugio dello spirito o scenario della sfida umana con l’infinito. Nel volume "Il cielo più vicino. La montagna nell’arte", _Vittorio Sgarbi conduce il lettore attraverso sette secoli d’arte, illustrando come la rappresentazione della montagna abbia sempre rispecchiato il rapporto mutevole dell’uomo con la natura e con se stesso.
Lo sguardo di Sgarbi e la genesi del libro
Sgarbi, critico d’arte, saggista e noto divulgatore, con "Il cielo più vicino. La montagna nell’arte" offre una nuova prospettiva sul ruolo dei paesaggi montani nell’arte. La sua opera non è solo una raccolta di immagini famose, ma una vera e propria guida alla comprensione delle motivazioni estetiche e filosofiche che hanno portato generazioni di artisti, da Giotto a Luigi Ghirri, a misurarsi con l’elemento montano. Il libro indaga l’attrazione della montagna nell’arte, mettendo in luce un percorso che si dirama dalla pittura antica fino alle nuove forme di espressione contemporanee.
L’attrazione della montagna attraverso i secoli
Perché la montagna attira l’artista? Sgarbi risponde mettendo in relazione le opere di grandi maestri come Caspar David Friedrich e Vincent Van Gogh con quelle degli italiani da Giotto in poi. La storia dell’arte Sgarbi prende così una piega originale e completa, inserendo le montagne come veri e propri soggetti dotati di una forza evocativa universale, capaci di simboleggiare la sfida umana al limite, il senso del sacro, la contemplazione e la solitudine.
Nei secoli, la montagna passa dall’essere temuta e ignorata (come nell’arte medievale), a divenire fonte di ispirazione, specchio dell’anima e, nel romanticismo e nella modernità, luogo privilegiato del sublime e della memoria.
I pionieri: da Giotto alle prime rappresentazioni montane
Considerando la _storia della montagna nell’arte_, occorre tornare alle origini. Giotto è stato tra i primi artisti a inserire nelle sue tavole _scorci di paesaggi montuosi_, come nella Cappella degli Scrovegni, dove le alture diventano fondali suggestivi e simbolici. In questi primi esempi, la montagna rappresenta il confine tra sacro e terreno, tra ciò che è raggiungibile e ciò che resta misterioso.
Di seguito, attraverso il Rinascimento, si assiste a una scoperta sempre più consapevole del paesaggio, che si fa naturale, riconoscibile, fino a diventare protagonista autonomo di moltissime opere. Le montagne assumono forme e colori differenti a seconda degli intenti degli artisti e delle sensibilità dell’epoca.
Il romanticismo dei picchi: Friedrich e la sublimità
Con l’Ottocento, il paesaggio montano si carica di significati esistenziali e diventa l’emblema del sublime. Il tedesco Caspar David Friedrich rappresenta una svolta fondamentale: le sue tele, dominate da cime avvolte dalla nebbia e da figure solitarie rivolte verso l’infinito, hanno consacrato la montagna come _luogo interiore di meditazione_.
In questa fase, la montagna diventa lo spazio di una sfida personale con i misteri dell’universo e della spiritualità. Il libro di Sgarbi dedica ampio spazio alle opere di Friedrich, mostrando quanto profonde siano le radici dell’attrazione artistica per la montagna nell’epoca dei grandi viaggi e delle prime esplorazioni alpine.
Il paesaggio emotivo: Da Van Gogh a Ghirri e la montagna moderna
Con l’avvento del Novecento, il paesaggio montano si trasforma ulteriormente: da Vincent Van Gogh, che nei suoi quadri olandesi e francesi inserisce colline e dorsali come espressione di stati d’animo interiori, al fotografo contemporaneo Luigi Ghirri, la ricerca artistica si sposta verso una rappresentazione sempre più personale e concettuale.
Sgarbi sottolinea come la montagna sia stata per Van Gogh una fonte di energia e di inquietudine: le sue pennellate, nervose e cariche di luce, restituiscono la forza viva delle montagne del Sud della Francia. Con Ghirri, invece, la montagna viene reinterpretata attraverso l’obiettivo, diventando simbolo di memoria collettiva e di paesaggio vissuto.
Questa evoluzione dimostra quanto sia ricca e stratificata la presenza della montagna nell’immaginario artistico moderno, che la utilizza per riflettere su identità, ambiente e rapporto uomo-natura.
Opere e artisti che hanno reso celebri le montagne nell’arte
Ne "Il cielo più vicino", Sgarbi analizza numerosi artisti che dipingono montagne, soffermandosi su opere iconiche che hanno trasformato la percezione del paesaggio alpino ed appenninico. Ecco alcuni degli autori e delle opere più significative trattati nel libro:
* Leonardo da Vinci: Studi di paesaggio con montagne * Caspar David Friedrich: "Viandante sul mare di nebbia", "Il monastero nella neve" * Vincent Van Gogh: "Montagne a Saint-Rémy" * Giotto: Sfondo delle storie di San Francesco * Paul Cézanne: "La montagna Sainte-Victoire" * Luigi Ghirri: Fotografie italiane degli anni ’70 e ’80
L’analisi non si limita alle opere più note: Sgarbi dedica spazio anche a pittori meno conosciuti che hanno ritratto vette e vallate, e alla presenza della montagna nell’arte italiana locale e alpina, sottolineando l’importanza delle opere d’arte sulle montagne famose come elementi di identità territoriale.
La montagna come simbolo nell’arte e nella storia
Oltre l’aspetto visivo, la montagna nell’arte ha assunto valenze simboliche profonde. Dall’essere schermo tra l’uomo e il divino, a incarnare la solitudine e la ricerca ascetica, le vette sono diventate allegoria di forza, stabilità e trascendenza. Sgarbi analizza queste attribuzioni simboliche inserendole nel contesto sociale, religioso e filosofico dei vari periodi storici.
Nel Medioevo e nel Rinascimento, ad esempio, la montagna era soprattutto uno spazio temuto, associato al peccato o alla punizione. Nel Romanticismo invece, viene riscoperta come luogo della grandezza naturale, teatro di emozioni intense e paure ancestrali. Nel Novecento e ai giorni nostri, le montagne sono divenute soggetto di denuncia ecologica, patrimonio da preservare e icona della fragilità umana rispetto alla vastità della natura.
Sgarbi e il valore educativo della visione artistica della montagna
Un aspetto fondamentale del libro è il suo valore educativo. Sgarbi infatti invita lettori, studenti e studiosi a riscoprire la propria relazione personale con la montagna, partendo dalle testimonianze artistiche. La montagna diviene così ponte tra passato e presente, tra arte e conoscenza, offrendo strumenti interpretativi per comprendere sia l’evoluzione del paesaggio montano nell’arte sia l’attualità del tema ambientale.
In questo senso, "Il cielo più vicino" rappresenta una fonte di riferimento per insegnanti, scuole, guide turistiche e semplici appassionati, presentando un percorso accessibile e ricco di suggestioni che collega storia, arte, letteratura e pratica dell’escursionismo.
Conclusioni: Il cielo più vicino come ponte tra arte e natura
L’ultima parte del libro è una vera e propria ode al paesaggio montano come luogo privilegiato d’incontro tra _arte e natura_. Sgarbi suggerisce di guardare alle montagne non solo come sfide geografiche, ma come _testimoni del passaggio umano_, luoghi di riflessione, poesia e creazione.
La montagna, dunque, non è soltanto una presenza fisica nello spazio pittorico, ma una lente per interrogare il senso della vita, il rapporto col sacro, la responsabilità verso l’ambiente e la capacità dell’arte di rendere il _cielo più vicino_.
Sintesi finale
Il libro di Vittorio Sgarbi si configura come una guida preziosa all’esplorazione della montagna nell’arte attraverso i secoli. Un viaggio affascinante che da Giotto arriva fino a Ghirri, coinvolgendo le voci dei più grandi artisti europei e italiani, e proponendo una visione nuova e attuale del paesaggio montano come spazio poetico e simbolico di continuo attraversamento umano. Una lettura fondamentale per chi desidera comprendere meglio il legame profondo tra uomo, arte e natura.