* Una vita spesa per le donne e la cultura * Pioniera in Rai: dalla televisione al teatro femminista * Il Teatro della Maddalena e la stagione femminista degli anni Settanta * L'omaggio di Rai Cultura * Un'eredità che resta
Una vita spesa per le donne e la cultura {#una-vita-spesa-per-le-donne-e-la-cultura}
C'è una coincidenza che ha il peso di un simbolo. Maricla Boggio se n'è andata l'8 marzo 2026, nella Giornata internazionale della donna, lei che alle donne — alla loro voce, alla loro presenza nella cultura, alla loro emancipazione attraverso la narrazione — aveva dedicato un'intera esistenza.
La notizia della scomparsa, arrivata da Roma nella giornata di ieri, chiude una parabola intellettuale lunga oltre sessant'anni. Scrittrice, drammaturga, documentarista, regista: Boggio ha attraversato la seconda metà del Novecento italiano incarnando un modello di impegno culturale militante, mai ideologico nel senso deteriore del termine, sempre radicato nella realtà concreta delle vite femminili.
Con la sua morte, il panorama delle lettere italiane perde un'altra figura di riferimento, dopo la recente Addio a Silvia Giacomoni, storica giornalista e scrittrice italiana, a testimonianza di una generazione di intellettuali che ha profondamente segnato il dibattito pubblico del Paese.
Pioniera in Rai: dalla televisione al teatro femminista {#pioniera-in-rai-dalla-televisione-al-teatro-femminista}
Il percorso di Maricla Boggio nella radiotelevisione pubblica comincia nel 1960, in un'epoca in cui la presenza femminile dietro le telecamere era poco più che un'eccezione. Stando a quanto emerge dalle ricostruzioni della sua carriera, fu tra le prime donne documentariste della Rai, in un ambiente dominato quasi interamente da figure maschili.
Non si limitò a esserci. Boggio utilizzò il mezzo televisivo per raccontare storie che nessun altro raccontava. Il risultato più emblematico di questa stagione fu _Marisa della Magliana_, considerato il primo telefilm femminista della televisione italiana. Un'opera che portava sullo schermo le contraddizioni di una periferia romana vista con gli occhi di una donna, con una sensibilità narrativa che anticipava temi destinati a esplodere nel decennio successivo.
Quella di Boggio non era una televisione di servizio nel senso burocratico. Era televisione che cercava di cambiare lo sguardo, di rovesciare le prospettive consolidate. Un lavoro sottile, spesso poco riconosciuto, eppure decisivo per aprire varchi che altre avrebbero poi attraversato.
Il Teatro della Maddalena e la stagione femminista degli anni Settanta {#il-teatro-della-maddalena-e-la-stagione-femminista-degli-anni-settanta}
Il 1973 segna una svolta. Boggio fonda il Teatro femminista della Maddalena, uno spazio che diventa rapidamente punto di riferimento per il movimento femminista romano e nazionale. Non un semplice palcoscenico: un laboratorio di pensiero, di sperimentazione drammaturgica, di costruzione collettiva.
Gli anni Settanta italiani sono quelli delle grandi battaglie civili — il divorzio, l'aborto, il diritto di famiglia — e il teatro femminista si inserisce in quel fermento come strumento di consapevolezza. Alla Maddalena si mettevano in scena testi che parlavano di lavoro domestico, violenza, maternità, sessualità. Temi che il teatro "ufficiale" ignorava o trattava con superficialità.
L'esperienza della Maddalena si collocava in un contesto più ampio, quello del femminismo culturale italiano degli anni Settanta, una stagione irripetibile in cui la pratica artistica e la militanza politica si intrecciavano senza soluzione di continuità. Boggio ne fu protagonista assoluta, capace di tenere insieme il rigore della scrittura e l'urgenza della denuncia.
L'omaggio di Rai Cultura {#lomaggio-di-rai-cultura}
Rai Cultura ha annunciato una programmazione dedicata alla memoria di Maricla Boggio, con appuntamenti previsti per il 10 e il 12 marzo 2026. Un tributo che arriva dalla stessa istituzione dove la scrittrice aveva mosso i primi passi professionali oltre sessant'anni fa.
I programmi ripercorreranno le tappe fondamentali della sua carriera, dalla produzione documentaristica degli anni Sessanta fino alle opere teatrali e narrative più recenti. Un'occasione, come sottolineato da più parti, per riscoprire un patrimonio culturale che rischia di restare confinato nella memoria degli addetti ai lavori.
Un'eredità che resta {#uneredita-che-resta}
La scomparsa di Maricla Boggio pone una domanda che va oltre il perimetro della commemorazione: quanto del suo lavoro è entrato stabilmente nel canone della cultura italiana? La risposta, va detto con franchezza, è che le scrittrici femministe italiane della sua generazione hanno spesso subito un destino di marginalizzazione storiografica. Le si celebra nei necrologi, assai meno nei manuali.
Eppure l'eredità è tangibile. Il modo in cui oggi il teatro italiano affronta le questioni di genere, la naturalezza con cui la televisione pubblica produce narrazioni al femminile, la stessa esistenza di un dibattito sulla rappresentazione delle donne nella cultura italiana: tutto questo ha radici anche nel lavoro ostinato, spesso solitario, di figure come Boggio.
Se n'è andata nel giorno delle donne. Una coincidenza che, conoscendo la sua biografia, somiglia piuttosto a un ultimo, involontario atto di coerenza.